repubblica.it, 8 luglio 2026
Il nuovo Patto Ue non basta: Cpr vuoti per tutta l’estate
Un’altra estate (la seconda) a scartamento ridottissimo nel centro di Gjader. A quasi un mese dall’entrata in vigore del nuovo Patto Ue Asilo e migrazione, con la lista europea dei Paesi sicuri, che il governo aveva presentato come il punto di svolta nelle politiche migratorie, il protocollo Albania resta lettera morta. L’hotspot di Shengjin chiuso da più di un anno, il centro di Gjader attivo solo come Cpr con poche decine di irregolari di rimpatriati trasferiti oltre Adriatico da altri centri per il rimpatrio italiani. Nessuna traccia delle navi militari che, come da progetto iniziale che il governo intenderebbe ripristinare, dovrebbero portare direttamente in Albania i migranti soccorsi in mare provenienti da Paesi sicuri, riaprendo dunque i padiglioni di Gjader ai richiedenti asilo le cui domande di asilo possono essere vagliate con le procedure accelerate di frontiera, ora previste dal nuovo Patto Ue.
Il motivo è presto detto ed è esattamente quello che giuristi esperti ripetono da mesi: il nuovo Patto Ue non basta a legittimare i centri in Albania e il governo teme una nuova ondata di provvedimenti contrari dei giudici. E allora prima di far ripartire l’operazione il Viminale preferisce aspettare il fondamentale pronunciamento della Corte di giustizia europea sulla compatibilità del protocollo Italia-Albania con il diritto europeo in materia di asili e rimpatri. Che non è atteso in tempi brevi.
E dunque è lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ad allungare il traguardo addirittura alla fine dell’anno: “Noi abbiamo l’obiettivo di riutilizzare nella piena espansione della sua funzionalità il centro in Albania entro la fine dell’anno, ma anche prima se si risolvono i problemi e le vicende giudiziarie – ha spiegato il titolare del Viminale -. Tutto questo avverrà anche quando avremo completato un passaggio, anche giurisdizionale. Dopodiché sicuramente noi stiamo già lavorando per fare in modo che quei centri diventino in Europa il primo modello di quelli che sono i centri realizzati in paesi terzi”.
Ma di punti interrogativi da sciogliere sulla legittimità del protocollo Albania ce ne sono diversi. Vediamo quali. Intanto la Cgue deve rispondere ad alcuni rinvii pregiudiziali della Corte d’appello di Roma e della stessa Cassazione che chiedono di sapere se l’Italia possa trasferire migranti in Albania per il trattenimento e l’esecuzione delle procedure di rimpatrio. Poi bisognerà capire se l’Italia fosse legittimata a stipulare un accordo internazionale autonomo su materie come l’asilo disciplinato dal diritto europeo. E infine c’è la questione delle condizioni per il trattenimento dei migranti trasferiti in Albania con alcuni diritti, come quello alla difesa, decisamente poco rispettati.In primavera le conclusioni dell’avvocato generale della Cgue sono state favorevoli a quello che il governo chiama il modello Albania, ma senza un verdetto della Corte che si pronunci sulla legittimità complessiva di quel modello, il centro di Gjader è destinato a rimanere semivuoto. Con quello spreco di risorse umane e finanziare che le opposizioni non smettono di denunciare.