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 2026  luglio 08 Mercoledì calendario

Milano, ristoratore condannato a pagare 134 mila euro per due bollette

Tra febbraio e aprile del 2023 un imprenditore milanese, proprietario di due ristoranti, si è visto recapitare due bollette dell’acqua per un totale di 134mila euro, la prima a febbraio di 105mila e la seconda ad aprile di 29mila. Nei giorni scorsi la giudice Francesca Avancini, dell’undicesima sezione civile del Tribunale di Milano, ha rigettato il suo ricorso, condannandolo anche a 14mila euro di spese legali.
La sentenza affronta il caso di una maxi-bolletta dell’acqua contestata dall’imprenditore e che aveva ricevuto dalla società che in quegli anni gestiva il sistema idrico milanese. Si tratta di un picco di consumi decisamente anomalo ma il giudice ha stabilito che l’importo è interamente dovuto dal cliente alla società, applicando una regola logica e giuridica lineare. L’avvocato Francesco Parise, esperto della materia, ma estraneo alla vicenda processuale, spiega così la ratio giuridica seguita dal Tribunale di Milano: «Se lo stesso contatore registra consumi corretti prima e dopo il periodo contestato senza subire riparazioni, si deve presumere che lo strumento abbia sempre funzionato bene misurando solo l’acqua effettivamente transitata. Questa presunzione di correttezza sposta l’intero onere della prova e di custodia sulle spalle del cliente. La legge prevede infatti che l’utente sia responsabile esclusivo della rete idrica e le perdite d’acqua invisibili negli impianti interni o nei muri ricadono interamente sotto la vigilanza dell’utente». 
Il cliente, in altre parole, non può liberarsi dal pagamento se non dimostra il caso fortuito o una causa esterna non imputabile a lui. In questa vicenda il gestore del servizio idrico milanese ha agito con correttezza, secondo il giudice, inviando tempestivamente un avviso scritto al cliente. La raccomandata che segnalava il consumo anomalo è stata spedita all’indirizzo registrato per la fornitura, e l’utente che ha ricevuto la segnalazione aveva il dovere, per il giudice, di ispezionare subito i propri impianti interni. Ma il cliente ha invece commesso l’errore stando al resoconto processuale, di rimanere inerte per diversi mesi. 
Proprio questa prolungata inerzia ha reso poi del tutto impossibile accertare in giudizio la causa reale della perdita. Una verifica tecnica ordinata dal giudice a distanza di tempo risulterebbe infatti inutile, recita la sentenza, per lo stato dei luoghi e inoltre per il giudice il ritardo del fornitore nell’emissione periodica delle bollette costituisce solo semmai una semplice irregolarità commerciale. Tale ritardo non cancella il debito per l’acqua somministrata ma può solo fondare un’azione successiva, eventualmente, di risarcimento danni. «Il cliente deve quindi dimostrare un danno concreto causato dal ritardo di fatturazione cosa non avvenuta nel caso specifico». Le domande dell’imprenditore sono state integralmente rigettate dal giudice milanese e ora il ristoratore dovrà pagare le due maxi-bollette e le spese legali (salvo sospensive da parte della corte d’Appello, nel caso di una eventuale impugnazione del verdetto di primo grado).