Corriere della Sera, 8 luglio 2026
L’ultima beffa sul Mose
«Chi ha avuto, ha avuto / Chi ha dato, ha dato / Scurdàmmoce ‘o passato / Simmo ‘e Venessia paisà». Il ritocco alla celeberrima filastrocca partenopea è davvero obbligato dopo la sentenza del Tribunale di Venezia che prende atto della rinuncia del Consorzio Venezia Nuova (il cartello benedetto da decenni di concessioni per costruire con una montagna di soldi pubblici in regime di monopolio il sistema del Mose) alla richiesta di vedersi restituire dagli eredi di Giovanni Mazzacurati, a lungo presidente del consorzio e regista del sistema di tangenti, la buonuscita mostruosa che gli aveva dato prima che le sue responsabilità fossero chiarite nel processo che avrebbe portato una serie di pesanti condanne. Si trattava, allora, nella primavera del 2014, di 7 milioni di euro. Cioè 233 mila euro per ogni anno di lavoro liquidato al manager: pari allo stipendio annuale del presidente della Repubblica.
Una somma scandalosa, perché il beneficiario era stato al centro, secondo la magistratura, di un sistema corruttivo che aveva portato nei decenni il sistema delle paratie a costare cifre stratosferiche. Non bastasse, tre anni dopo l’Ansa riferiva: «La Procura Regionale della Corte dei Conti del Veneto ha emesso un decreto di sequestro conservativo per 21,7 milioni di euro nei confronti dell’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, per i danni erariali connessi agli episodi di corruzione individuati nell’inchiesta sul Mose». Un dettaglio fra i tanti, scritto all’epoca sul Corriere del Veneto da Alberto Zorzi: il Consorzio pagava «addirittura l’assicurazione sulla casa veneziana di Mazzacurati, di proprietà della moglie».
Macché. Anni e anni di processi, ricorsi e controricorsi. Di qua lo Stato e le amministrazioni pubbliche, di là il manager che, espatriato in California per scampare alle manette, chiedeva gli fosse pagata l’ultima tranche della liquidazione e successivamente i suoi eredi impegnati in una battaglia giudiziaria senza fine. Racconta il Gazzettino: «Inutilmente Procura e Corte dei Conti avevano cercato di far annullare gli atti con cui Mazzacurati aveva ceduto, nel corso degli anni, a moglie e figli alcune importanti proprietà: dalla villa a Cortina, al palazzo a Venezia, alla tenuta in Toscana. Troppo il tempo passato». E alla fine è finita, come dicevamo, con una transazione. E buonanotte.