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 2026  luglio 08 Mercoledì calendario

Ranucci dubita della colpevolezza di Lavitola

«Valter è un amico vero, fra di noi c’è un grande affetto. Da quando ho saputo del suo presunto coinvolgimento nell’attentato sono stati giorni pesantissimi». Sigfrido Ranucci è provato al telefono con il Corriere.
Quando l’ha sentito per l’ultima volta?
«Mi ha chiamato l’altra sera mentre i carabinieri lo perquisivano. Era agitato. E anche io sono rimasto molto sorpreso da questo sviluppo delle indagini. Io sono amico di Valter. Dal 2019, dopo le nostre inchieste su quello che aveva fatto, con lui è nato un rapporto stretto. Non lo so, sarà stato un caso di sindrome di Stoccolma. Vado a mangiare nel suo ristorante molto spesso, almeno ogni due settimane. È un’amicizia che non ho mai nascosto».
Ma una bomba è un episodio molto grave. Che cosa è successo?
«Non lo so, non ne abbiamo parlato. Sono convinto però che lui non avrebbe mai voluto fare del male a me e alla mia famiglia. Ho piena fiducia nella magistratura e nei carabinieri: le loro indagini sono state straordinarie sotto ogni profilo, anche quello etico e morale».
Ma?
«Ma secondo me c’è qualcosa che non torna. Per esempio, sicuramente lui non poteva sapere quando sarei tornato a casa quella sera. Ho riletto i messaggi che ci siamo scambiati, non è un dettaglio. Ma è anche vero che bisogna aspettare gli sviluppi delle indagini».
Se il suo coinvolgimento fosse confermato, quale potrebbe essere il movente?
«Fra di noi penso ci sia un affetto sincero. Quindi ipotizzo che l’attentato non fosse tanto diretto a me, ma a qualcun altro per non farmi arrivare qualche notizia. Insomma, un gesto trasversale».
C’è chi dice che con l’attentato lei avrebbe accresciuto la sua visibilità.
«Ma figuriamoci, semmai avrei bisogno di averne di meno. La storia della bomba come un favore nei miei confronti mi sembra davvero assurda, come quella che sarei andato in cerca di solidarietà. Quella che ho ricevuto è durata un battito d’ali, dalla Commissione di vigilanza Rai ho ricevuto solo insulti».
A parte l’amicizia, i suoi incontri al ristorante sono serviti anche per apprendere qualche notizia?
«Non posso nascondere che Valter sia un personaggio tuttora in contatto con ambienti interessanti dal punto di vista giornalistico. Conosce bene il centrodestra, ad esempio, e io ho sempre voluto intervistare Marcello Dell’Utri, che è un suo grande amico».
È vero che voleva coinvolgerla in un progetto politico?
«È vero che aveva intenzione di varare un progetto politico, e di questo abbiamo anche scherzato, ma come ho spiegato chiaramente già in Commissione di vigilanza io non mi sarei mai candidato».
E ritiene che ci sia un risvolto personale nella storia dell’attentato?
«Sono tutte stupidaggini».
Ma ci sono ancora aspetti da chiarire?
«Penso proprio di sì. In un passaggio dell’ordinanza nei confronti dei quattro esecutori arrestati c’è un punto emblematico dove uno di loro, identificato come l’intermediario di Lavitola, parlando dello sviluppo delle indagini sul gruppo, dice: “Ci pagano perché non li facciamo arrivare a Corrado”. Chi è questo Corrado?».
Sentirà Lavitola ora che è indagato?
«Non credo, per rispetto a chi sta indagando».