Corriere della Sera, 8 luglio 2026
Le intercettazioni e le lamentele per i soldi non ricevuti degli ex agenti italiani
«Però Miche’, dovete dirglielo, scherzi a parte: su questa storia dei soldi, sai quante volte ho anticipato di tasca mia. Poi mi dimentico. Quando tu, con il generale, mi avete detto vai avanti con il Vaticano, che me l’avete proprio scritto, io sono andato avanti, ho dovuto dare un obolo a papa Francesco». Anche se accanto a lui, su una panchina del belvedere di via di Trapasso di San Clemente a Bracciano, c’è Mikhail Astakhov, uno 007 del Gru, il temibile servizio segreto militare russo, il suo ex collega del Sismi e poi dell’Aisi Raoul Gavino Piras, 59 anni, già maresciallo dei carabinieri, pensionato dal 2012, non si fa troppi problemi a lamentarsi per i mancati compensi ricevuti per le informazioni fornite alla spia.
È il 9 ottobre 2025 e i carabinieri captano la conversazione di uno dei quattro incontri fra i due. Il russo consegna alla controparte foglietti con le richieste dei suoi superiori e Piras le vaglia sul momento. Poi incassa la busta con il denaro: 4 mila euro a file. «Io quello che posso dare do, dillo al tuo capo», avvertiva già il precedente 27 giugno l’ex agente segreto corrotto in un incontro in piazza Trieste, a Santa Marinella, con lo stesso interlocutore che gli aveva passato l’ennesimo pizzino. «Mamma mia, ogni volta queste cose, fammi leggere – aveva replicato Piras, commentando ogni punto —: questo bel casino, il Gat so cos’è (la minaccia asimmetrica globale che comprende terrorismo, conflitti ibridi e disinformazione, ndr), questa è pesante, questa è facile. Prospettive, forze armate, obiettivi». «Sul Sampt stai dicendo (il sistema antimissile fornito all’Ucraina, ndr)? Io ve l’ho scritto, a voi abbiamo dato i meccanismi, i missili li hanno dati i francesi». Il contenuto delle richieste di Astakhov è lo stesso che i carabinieri del Ros scoprono a casa di Piras a Ladispoli: piani di acquisto di missili a lungo raggio Storm Shadow e Scalp, piano di riarmo di Italia, Ue e Nato, prospettive di sviluppo delle forze armate, priorità e obiettivi della Difesa dell’Ue, aiuti all’Ucraina a fabbricare missili a lungo raggio, efficacia degli attacchi alle strutture nucleari iraniane.
Piras, indagato dal 2023, è accusato di aver collaborato con i russi fin dal 2013, avverte il committente anche che l’Italia si interessa al carro armato russo T90 Vladimir («Se riescono a rubarvi il segreto ve lo rubano, attenzione») e fornisce informazioni su un nuovo sottomarino: «Leonardo ha un marinaio senza guida, nel mese scorso c’è stata un’esercitazione a La Spezia». Poi consegna allo 007 sd card con tutte le notizie riservate raccolte, divise in sezioni numerate, chiamate «Fondazione»: «Ti ho messo le schede del Ros dei carabinieri, della Cybersicurezza della polizia, poi le cartelle di queste due del Ros che passeranno al controspionaggio».
Oltre a spiare i sistemi missilistici Grifo e Aster, Astakhov punta a ottenere informazioni sul personale militare italiano e sulle stesse fonti di Piras, che possono essere ingaggiate. «Sai – gli dice – il capo del gruppo ha bisogno di dati personali: molta informazione sensibile, molti soldi». «Basta pagare», è la risposta del 59enne. Nelle «Fondazioni» il pensionato corrotto è un fiume in piena e rivela un «alert di spionaggio nell’Europa dell’Est» con partenza di un team composto da personale Aise e della Difesa, poi millanta l’addestramento di due agenti dell’Aise che «hanno capacità operativa come un sequestro di vostri militari con ripiegamento delle loro linee e scoperta della presenza fisica nemica: sono capaci di fare ben altri danni di qualsivoglia genere». Quindi fornisce i nominativi di due agenti Aisi (Sicurezza interna) e notizie sulla missione italiana in Bulgaria. Il lavoro di Piras è a tutto campo: anche per proteggere un sospetto agente russo, residente a Matera. Grazie al complice Vincenzo Di Pasquale, ex collega carabiniere e anche lui ai domiciliari, ottiene il nome della funzionaria Aise che indaga su di lui addetta al controspionaggio sulla Russia e propone ai russi di sorvegliarla. Ma è scontento: «In 12 anni migliaia di informazioni – si lamenta nel soliloquio che lo incastra – non mi avanzano nemmeno i soldi per il caffè. A volte prima mi portavate a pranzo. Io mi sono stufato. Possono anche venirvi incontro, ma siete dei poveracci».