Corriere della Sera, 8 luglio 2026
Sconfitta contro i tabloid per il principe Harry ed Elton John
Sconfitto su tutta la linea: il principe Harry ha completamente perso la causa da 50 milioni di sterline (quasi 60 milioni di euro) intentata contro il Daily Mail per violazione della privacy. Il principe e una serie di altre celebrities (da Elton John a Liz Hurley) avevano accusato il tabloid della destra di aver raccolto informazioni private con metodi illegali: ma il giudice dell’Alta Corte ha respinto tutto ciò, affermando che si tratta solo di «inferenze» e che «un sospetto non è una prova». L’editore del Mail ha salutato la sentenza come una «travolgente vittoria per la libertà di stampa», accusando i querelanti di aver orchestrato «una campagna politicamente motivata per imbavagliare la stampa libera».
Harry, nella sua testimonianza, aveva sottolineato l’impatto su di lui avuto dalle presunte intrusioni dei tabloid, che avevano, a suo dire, reso «miserevole» la vita di sua moglie Meghan: ma il giudice ha fatto riferimento anche a ciò, spiegando che Harry era andato «al di là delle evidenze fattuali» col suo atteggiamento in aula.
Si tratta di una sconfitta che non farà che alimentare il complesso di persecuzione del principe, che è convinto di essere stato braccato fin dalla nascita dai tabloid, ai quali imputa anche la morte di sua madre Diana: lui stesso, durante il processo, ha ammesso che «domare» la stampa è diventata la missione della sua vita. È abbastanza ironico, tuttavia, che lui e Meghan vadano in tribunale per difendere la propria privacy quando poi, dal momento in cui sono scappati in California, non hanno fatto altro che autopromuoversi in publico e lavare in piazza i panni sporchi della monarchia, con grave cruccio dei loro familiari: chiaramente, per loro la privacy funziona a senso unico e non sta a giornali ficcare il naso nei loro affari.
Per pura coincidenza, Harry si trovava ieri a Londra, all’inizio di una visita di una settimana in Gran Bretagna: ma è anche per questo che non gli è stato concesso di alloggiare a Buckingham Palace, per evitare che re Carlo, che è a capo del sistema giudiziario, potesse essere coinvolto dalla vicenda anche solo di striscio. Harry ieri non ha commentato pubblicamente la sentenza, anche se ha partecipato a un evento al Chatham House, il think tank di politica internazionale, dedicato ai veterani di guerra. Il principe è arrivato infatti nella sua terra natìa per promuovere gli Invictus games, i giochi sportivi dedicati agli invalidi di guerra che si terranno l’anno prossimo a Birmingham: ma è inevitabile che il suo arrivo abbia rilanciato le speculazioni su una possibile riconciliazione con la famiglia reale, in particolare col padre Carlo.
Tuttavia il viaggio si è trasformato in uno psicodramma ancora prima di cominciare: Harry aveva annunciato l’intenzione di portare con sé Meghan e i due figli, Archie e Lilibet, per farli incontrare con nonno Carlo: ma dato che gli è stata tolta la scorta di Stato da quando ha rinunciato a essere un membro a tempo pieno della famiglia reale, ha ritenuto che non ci fossero le necessarie condizioni di sicurezza e ha preferito arrivare da solo. Non è escluso che moglie e figli lo raggiungano in seguito a Birmingham e che tutti assieme vadano in pellegrinaggio alla tomba di Diana nella tenuta di Althorp: un omaggio che diventerebbe ancora più significativo dopo la sentenza a favore di un tabloid.
Quella dell’Alta corte è stata una decisione arrivata in un momento delicato per la libertà di stampa in Gran Bretagna: ha infatti ripreso vigore la campagna, guidata dall’attore Hugh Grant, per introdurre leggi-bavaglio che limiterebbero la libertà di espressione. Grant è andato il mese scorso a fare campagna per Andy Burnham, il premier in pectore che dovrebbe insediarsi a Downing Street fra meno di due settimane, nella speranza di trovare un orecchio attento. E Burnham, dal canto suo, si mostra particolarmente allergico ai giornalisti, tanto che ha evitato finora qualsiasi conferenza stampa: Grant e i suoi sperano dunque di riuscire laddove hanno fallito con Starmer e prima di lui con i conservatori, che hanno sempre rifiutato di introdurre norme restrittive per la stampa. Ma la sentenza a favore del Daily Mail sgonfia ora le ruote di quanti vorrebbero mettere la mordacchia ai giornali.