Corriere della Sera, 8 luglio 2026
Siria, bombe sulla strada del corteo per Macron
Due bombe ieri mattina a Damasco sono esplose sul percorso del presidente francese Emmanuel Macron. Diciotto i feriti, tutti siriani, tra loro quattro agenti. Le bombe erano in un cassonetto dei rifiuti e in un’auto parcheggiata vicina all’Hotel dove di solito alloggiano le delegazioni delle Nazioni Unite. Il corteo di Macron era già passato e il presidente ha voluto ridimensionare la gravità dell’attentato dicendo di non essersi neppure accorto dei botti. In realtà il rumore ha preoccupato tutta la città.
«Nulla potrà soffocare l’aspirazione delle siriane e dei siriani a vivere in un Paese pienamente sovrano, sicuro, pluralista e unito» ha scritto Macron su X. L’omologo siriano, Ahmed al-Sharaa, l’ha ricevuto tra i marmi del Palazzo presidenziale e ha elogiato il «coraggio di Macron a proseguire il programma». É la prima volta che un leader occidentale atterra in Siria dalla caduta del regime degli al-Assad. Parigi ha rivendicato parte del merito di aver cancellato le sanzioni economiche che gravavano sulla Siria. Macron, accompagnato da alcuni imprenditori, ha annunciato lo scongelamento di 50 milioni appartenuti a gerarchi della passata dittatura e altri scambi per rinsaldare i legami tra i due Paesi.
Chi ha piazzato le bombe?
Il sospetto preferito del regime è il banchiere del vecchio leader: Rami Makhlouf. Si dice non abbia accettato che suo cugino, l’ex presidente Bashar al-Assad, abbia lasciato il potere. In pratica senza combattere. Per due settimane Bashar al-Assad non si è opposto all’avanzata di al-Sharaa. E ciò dopo che per 15 anni centinaia di migliaia di persone erano morte per difendere proprio il suo governo e gli affari miliardari che dirigeva il cugino. Dall’esilio dorato, Makhlouf sarebbe quindi il finanziatore di gruppi armati interni al Paese, pagati per destabilizzare il nuovo regime e creare lo spazio per una svolta politica più favorevole ai passati padroni.
Un altro sospetto per l’attentato di stamane sarebbe da cercare nella galassia jihadista. È una versione che piace meno all’attuale esecutivo. È noto in Siria che alcuni ex compagni di Guerra Santa del presidente al-Sharaa non siano soddisfatti della divisione di potere ottenuta con la vittoria. La settimana scorsa, già un altro attentato aveva interrotto mesi di quiete. Qualcuno sta facendo capire di voler rientrare in gioco.