ilgiornale.it, 7 luglio 2026
La strana storia dell’ascesa al potere di un falso agente Cia in Indonesia
Un uomo d’affari che, secondo diverse accuse contenute in cause civili negli Stati Uniti, si sarebbe presentato come un agente della CIA sarebbe riuscito ad avvicinare alcuni dei più influenti esponenti del potere indonesiano, ottenendo una serie di accordi preliminari per forniture militari dal valore di decine di miliardi di dollari. I riflettori sono puntati su tale Gaurav Srivastava, misterioso imprenditore che ha sempre respinto le accuse sostenendo che siano il frutto di una campagna diffamatoria orchestrata dall’ex socio Niels Troost. Alcuni documenti, fotografie ufficiali e lettere d’intenti mostrano tuttavia come Srivastava, tra il 2020 e il 2022, sia riuscito a costruire rapporti diretti con l’allora ministro della Difesa Prabowo Subianto, oggi presidente dell’Indonesia, partecipando anche a incontri istituzionali negli Stati Uniti e a Jakarta dedicati ai programmi di approvvigionamento militare.
Lo strano rapporto tra il businessman misterioso e il governo indonesiano
Secondo un’inchiesta realizzata da OCCRP insieme al settimanale indonesiano Tempo, Srivastava avrebbe ottenuto cinque accordi preliminari con il ministero della Difesa indonesiano e con un’azienda statale del settore. Tra i documenti figuravano lettere d’intenzione per la possibile acquisizione di 36 caccia F-15, elicotteri UH-60 Black Hawk, velivoli da trasporto C-130 e persino un sistema di comando e controllo per operazioni congiunte.
Nessuno di questi accordi si sarebbe trasformato in un contratto definitivo. Il portavoce del ministero della Difesa di Jakarta, Rico Sirait, ha confermato l’esistenza dei documenti precisando però che si trattava esclusivamente di intese preliminari, prive di valore vincolante, e che ogni procedura di acquisto viene svolta nel rispetto delle norme e degli interessi nazionali.
L’indagine di OCCRP e Tempo evidenzia inoltre che le quattro società riconducibili a Srivastava coinvolte nelle trattative erano aziende prive di esperienza nel settore della Difesa e successivamente cancellate dai registri societari per il mancato pagamento delle imposte.
Parallelamente, negli Stati Uniti, le cause civili intentate da Troost fanno riferimento anche a registrazioni telefoniche nelle quali Srivastava avrebbe sostenuto di lavorare per la CIA. L’imprenditore ha sempre negato questa ricostruzione, definendo le accuse completamente infondate.
Alla ricerca del potere
L’inchiesta racconta tanto altro. Come, per esempio, Srivastava sia riuscito a costruire rapporti con Hashim Djojohadikusumo, fratello di Prabowo e presidente del gruppo Arsari. Secondo quanto emerge dagli atti giudiziari esaminati nella richiamata inchiesta, Troost sarebbe stato convinto che il socio disponesse di solidi legami con l’intelligence americana e per questo gli avrebbe ceduto il 50% della propria società.
La stessa documentazione sostiene inoltre che Srivastava avrebbe favorito un prestito da 51 milioni di dollari destinato al gruppo Arsari, spiegando che il denaro sarebbe servito a finanziare un’operazione riservata del governo statunitense. Sempre secondo la denuncia, quasi metà della somma sarebbe poi stata trasferita allo stesso Srivastava, che l’avrebbe utilizzata per acquistare una villa da 25 milioni di dollari a Los Angeles. Il gruppo Arsari avrebbe invece rifiutato di versare il resto del denaro richiesto.
L’autorità indonesiana competente in materia di antiriciclaggio ha confermato a Tempo di aver avviato verifiche sulla transazione e di essere pronta a trasmettere gli eventuali risultati alle autorità giudiziarie qualora emergessero elementi di irregolarità. Né Prabowo né il fratello Hashim hanno risposto alle richieste di commento formulate dai giornalisti, mentre Srivastava continua a respingere ogni accusa sostenendo di essere vittima di una campagna di disinformazione.