Il Fatto Quotidiano, 7 luglio 2026
Intercettazioni per i mafiosi: FI ora annuncia di non votarle
Il governo Meloni si spacca davvero sulla giustizia. Forza Italia durissima contro Fratelli d’Italia: “Non ci pensiamo proprio a votare il ritorno della norma Bonafede sulle intercettazioni a strascico. L’abbiamo soppressa nel 2023. Per noi la partita si è chiusa lì”. Invece, dopo l’allarme del procuratore Antimafia Gianni Melillo, due emendamenti al decreto Nordio giustizia-migranti al Senato, firmati dai meloniani Gianni Berrino e Sandro Sisler, rimettono in pista quegli ascolti. Fondamentali per Melillo che puntigliosamente ha elencato una cinquantina di reati oggi non più perseguibili. Dice Berrino che “gli emendamenti sono frutto del lavoro di Chiara Colosimo in Antimafia dopo le audizioni di Melillo sugli aspetti da migliorare rispetto alle norme attuali”. Aggiunge: “Siamo contro le intercettazioni, ma per certi reati, terrorismo, mafia, droga, è meglio usarle”.
Già, ma FI va diritta allo scontro appena li legge. Si sentono i capigruppo di Camera e Senato, Enrico Costa furibondo parla con Stefania Craxi. Parte la convocazione di un vertice per giovedì per “determinazioni urgenti da prendere sui provvedimenti in calendario”. La linea è netta, no all’emendamento Colosimo. Perché l’ha scritto proprio lei. Dalla premier Meloni, cui ha spiegato il problema, ha avuto il via libera. Ha consegnato il testo ad Antonio Mura, capo di gabinetto di Nordio, il ministro lo ha letto e l’ha approvato. Poche righe. Simili i due emendamenti di Berrino e Sisler. Cambia l’articolo 270 del codice di procedura penale che fissa le regole sull’uso delle intercettazioni in procedimenti diversi rispetto a quello dove sono state chieste e le ammette, a seguito della norma voluta da Forza Italia nel 2023 su proposta del forzista Tommaso Calderone, solo per quelli in cui è obbligatorio l’arresto in flagranza. Qui ecco l’aggiunta liberatoria perché potranno valere anche per i reati previsti dagli articoli 51 e 407, cioè quelli più gravi. In via Giulia, la sede della Procura nazionale, ieri si ricominciava a respirare perché, anziché essere buttate via, le intercettazioni tornerebbero a essere utilizzabili.
Ma non è detto che finirà così, perché Forza Italia è sul piede di guerra, trascinando con sé pure Noi moderati che già preannuncia un voto contrario. In vista dell’emendamento meloniano sulle intercettazioni a strascico, già anticipato dal Fatto, i forzisti provocatoriamente hanno presentato un pacchetto di emendamenti. A partire dal gip collegiale che non solo dovrà valere per gli arresti in carcere, ma pure per quelli domiciliari. Poi un cavallo di battaglia di Costa, le valutazioni di professionalità per le toghe decise in base all’esame di un terzo delle decisioni giudiziarie prese, e non solo cinque su tutte. Nonché il rafforzamento dei poteri disciplinari del Guardasigilli a scapito di quelli del Pg della Cassazione, per cui anche in presenza di una sua richiesta d’archiviazione, il ministro potrà andare avanti. Per chiudere, qualora sia già stata acclarata un’ingiusta detenzione con il pagamento dello Stato, l’obbligo di trasmettere il fascicolo del magistrato al titolare dell’azione disciplinare. A questo punto il decreto Nordio è ostaggio del conflitto tra berlusconiani e meloniani. Le toghe, per una volta, stanno coi secondi.