La Stampa, 7 luglio 2026
A Roma i prossimi colloqui diretti tra Israele e Libano
«La prossima settimana ci incontreremo a Roma, il 14 e il 15 luglio». Si parla del prossimo round di colloqui tra Israele e Libano. L’annuncio dell’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter – durante un’intervista sul palco al Council on Foreign Relations di Washington – provoca un certo effetto sorpresa: sia perché la partecipazione di Leiter ai negoziati in Italia fa pensare che l’incontro in programma tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca, almeno in questa fase, non avrà luogo; ma anche il cambio di sede, da Washington a Roma, suona inaspettato, nel clima di tensione tra i leader Trump e Meloni. Non sorprende, invece, in assoluto: già in aprile il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani aveva proposto la capitale italiana come sede neutrale per tavoli diplomatici diretti tra Gerusalemme e Beirut, che il governo sostiene attivamente; e l’Italia, in coordinamento con la Francia e con il supporto degli Stati Uniti, è disponibile a schierare nel sud del Libano i propri militari per supportare l’esercito libanese e rafforzare la stabilità, nell’ambito di una nuova coalizione internazionale, alla scadenza della missione Unifil.
Per adesso, l’ambasciatore Leiter (che ha anche rivelato la data di un incontro non ancora annunciato ufficialmente tra il presidente libanese Joseph Aoun e Trump: il prossimo 21 luglio alla Casa Bianca) riconosce che rimangono differenze significative tra Stato ebraico e Paese dei Cedri, ma è ottimista: «Abbiamo bisogno di tempo e di gruppi di lavoro che si siedano e collaborino sui punti controversi per raggiungere un accordo completo».
Più critica la posizione israeliana sulla possibilità che gli Stati Uniti possano fornire caccia F-35 alla Turchia, mentre Trump si appresta a incontrare l’omologo turco Erdogan al vertice Nato ad Ankara. Il primo ministro Benjamin Netanyahu sostiene che «potrebbe sconvolgere gli equilibri di potere in Medio Oriente e minacciare la superiorità aerea israeliana nella regione». Israele – dice l’ambasciatore Leiter – comprende che gli Usa tengono conto di una serie più ampia di considerazioni strategiche. E aggiunge: «Tutto ciò che possiamo fare è esprimere la nostra opinione».