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 2026  luglio 05 Domenica calendario

Proust e la ricerca della moda perduta

«All’improvviso sulla sabbia del viale, lenta, calma e lussureggiante come il fiore più bello, destinato a schiudersi solo a mezzogiorno, la signora Swann faceva sbocciare intorno a sé mise sempre diverse». Così Marcel Proust descrive l’apparizione di madame Swann al Bois de Boulogne.
Nel profondo e sterminato viaggio della Recherche Proust esplora l’infinita varietà delle eleganze Belle Époque. Demi-mondaine, grandi aristocratiche e dandy sono per lui l’occasione per descrivere l’abbigliamento con straordinaria precisione e per raccontare i mutamenti del gusto. Pagina dopo pagina sfilano i nomi più illustri della moda, come Doucet, Sorelle Callot, Fortuny e Poiret.
Nata Odette de Crécy, Madame Swann esprime al tempo stesso la congiunzione tra passato e presente e tra diversi mondi sociali. Da cocotte, Odette si trasforma, attraverso il matrimonio con Charles Swann, uno degli uomini più in vista di Parigi, in elegante signora dell’alta società. Il suo fascino erotico è esaltato da abiti in mussole impalpabili dagli effetti lievi, per lo più nei toni del rosa e del malva, e da una particolare predilezione per la cattleya, sensuale orchidea al cui nettare si attribuisce un potere afrodisiaco («Ella teneva in mano un mazzo di cattleya, e Swann vide che nei capelli sotto il fazzoletto aveva fiori di quella stessa orchidea puntati a un pennacchietto di piume di cigno»).
Più ogni altra protagonista della Recherche, Odette è colei che, attraverso le impressioni del narratore, ci fa rivivere gli sviluppi della moda tra fine Ottocento e primi Novecento, nel passaggio dalla costrizione dei busti e delle crinoline alla libertà: «Il corpo di Odette era ritagliato in un’unica silhouette. I cuscini dell’orribile impalcatura erano scomparsi insieme con quei corpetti irrigiditi da stecche di balena. La verticale delle frange aveva ceduto il posto all’inflessione di un corpo capace di far palpitare la seta come una sirena che percuote l’onda».
 
L’interesse di Proust per la moda risale agli anni della sua giovinezza quando, con i nomi d’arte di Étoile Filante, Oratio o Tout Paris, è cronista mondano sulle pagine di Le Mensuel, Le Figaro e Le Gaulois. Il 30 maggio 1894 descrive le mise delle signore a un ricevimento dato dal celebre dandy Robert de Montesquiou. Una su tutte quella della contessa Greffulhe. Estasiato da quella visione, Proust la trasformò in un’altra protagonista della Recherche, Oriane, duchessa di Guermantes. Come appuntò all’indomani di quell’incontro: «Non ho mai visto una donna così bella. Il mistero della sua bellezza risiede interamente nello splendore, soprattutto nell’enigmaticità dei suoi occhi». A differenza di Odette, che con le sue mise sembra catturare lo Zeitgeist, lo stile di Oriane, sembra essere sospeso nel mito, indifferente al tempo e alle mode.
Ancora diverso il gusto di Albertine, grande e tormentato amore del narratore. Pur prendendo lezioni di eleganza dalla duchessa di Guermantes e dalla signora Swann, Albertine ama uno stile pratico, dinamico e sportivo, che rivela un’élégance physique. Accanto a una predilezione per tailleur e maglioni, spicca anche la sua passione per sensuali déshabillés di velluto dagli arabeschi sontuosi realizzati dal sarto artista spagnolo trapiantato a Venezia Mariano Fortuny. «La vestaglia di Fortuny indossata da Albertine mi sembrava l’ombra tentatrice di quell’invisibile Venezia. Era tutta decorata di motivi arabi, come i palazzi veneziani, nascosti a mo’ di sultane dietro un velo traforato di marmo (…). Man mano che il mio sguardo vi si addentrava, il luccichio della stoffa, di un blu intenso, si mutava in oro malleabile evocando quelle stesse trasmutazioni che, davanti alle gondole che avanzano, cambiano in metallo fiammeggiante l’azzurro del Canal Grande».
 
Più tardi le Odette, le Oriane, le Albertine e le altre protagoniste della Recherche tornarono a vivere per una notte al famoso ballo Proust. Data al castello di Ferrières nell’Île de France nel dicembre del 1971, da Marie Hélène e Guy de Rothschild in occasione del centenario dello scrittore, fu una delle feste più famose del Novecento. Il salone fu trasformato in un lussureggiante giardino d’inverno. Su ognuno dei 35 tavoli da dieci dai nomi proustiani, campeggiava una tovaglia color malva con centrotavola di orchidee in tinta. Più tardi, per il dessert, si materializzarono spettacolari alzate di piccole madeleine e di violette di zucchero. Tra gli ospiti: una splendente Liz Taylor al braccio di Richard Burton indossava un abito di Valentino. Marisa Berenson, con parrucca fiammeggiante e occhi bistrati alla Marchesa Casati, sfoggiava un look d’antan (abito Poiret, cascate di perle e piume tra i capelli) realizzato da uno stylist d’eccezione: Piero Tosi, costumista prediletto di Luchino Visconti. Grace di Monaco e Marie Hélène de Rothschild, la padrona di casa, erano sfolgoranti in Yves Saint Laurent. Non è un caso. «Yves nutriva per Proust una vera ossessione e se quell’anno gli dedicò una sfilata, qualche tempo dopo» racconta Quirino Conti, architetto e, come lo ha definito Natalia Aspesi, “stilista occulto”: «acquistò una lussuosa residenza alle porte di Deauville, Château Gabriel (1983) e ne fece progettare minuziosamente gli interni secondo le descrizioni di Proust; ogni stanza aveva il nome di un protagonista della Recherche».
Ma le atmosfere proustiane sono state evocate nel tempo da una quantità di altri designer, da Vivienne Westwood a Rick Owens, da Alexander McQueen a John Galliano, la cui collezione Dior couture autunno-inverno 2005, tra balenii d’argento e riflessi cangianti, sembra far rivivere la fulgida bellezza della duchessa di Guermantes: «Avvolta come in una nuvola nella nebbia di un vestito crêpe de chine grigio, simile alla fine di certi pomeriggi ovattati di grigio perla da una nebbia vaporosa».