repubblica.it, 7 luglio 2026
Più libri più liberi: addio al patentino antifascista
Nessun “patentino antifascista”, copyright Giorgia Meloni. Non quest’anno. L’Associazione italiana editori fa un passo indietro: aveva chiesto alle case editrici che volevano prendere uno stand alla fiera romana Più libri più liberi di professarsi antifasciste firmando un’autocertificazione, ma ieri ha annunciato che tutte le domande sono ammesse, anche quelle di chi si è rifiutato. Quella che doveva essere una rivoluzione per scongiurare nuovi casi Passaggio al bosco, il piccolo editore di estrema destra che è stato ammesso per la prima volta lo scorso anno scatenando una valanga di polemiche, si è trasformata in un boomerang: dalla premier che ha bollato l’iniziativa come «censura» a un coro di no di intellettuali e case editrici.
Ieri l’Aiesi è arresa annunciando che verranno prese in esame anche le richieste dei sette editori, su oltre trecento, che non hanno firmato l’adesione ai valori antifascisti. «Volevamo creare un clima di serenità – ammette la presidente della fiera Annamaria Malato – Mi pare evidente che non ci siamo riusciti: la polemica è arrivata addirittura fino alla presidenza del Consiglio. Non potevamo immaginare una cosa del genere. La nostra intenzione è di rivedere la formulazione della frase per l’edizione del 2027». Ma per quest’anno la rivoluzione può attendere.
L’Aie non diffonde i nomi degli editori che hanno presentato la domanda senza firmare l’autocertificazione. Ma tra i sette ci sono case editrici inaspettate e diversi assenti. Non c’è, perché quest’anno ha deciso di non partecipare alla fiera, Passaggio al bosco. Ma non c’è neppure un editore dichiaratamente di destra come Francesco Giubilei che non conferma di avere firmato il modulo sull’antifascismo limitandosi a dire che «non vuole dare appigli modulistici a chi tenta di zittire il pluralismo». Ci sono invece grossi editori come La nave di Teseo e case editrici storicamente di orientamento progressista e di sinistra come Nottetempo. E ancora i marchi di Pietro D’Amore tra cui Castelvecchi e Elliot. Non hanno firmato neanche Settecolori e Liberilibri, e gli editori più dichiaratamente di estrema destra Idrovolante ed Eclettica.
«L’aderenza alla Costituzione di tre case editrici (Nave, Baldini, Oblomov) è questione che non posso risolvere io con una firma: non sono una costituzionalista. Io penso che i comportamenti messi in atto da La nave di Teseo siano attuativi della Costituzione. Ma se mi si fa una domanda precisa, e vincolante, alzo le mani. Però mi chiedo anche: è giusto che questa domanda me la rivolga l’Aie, a cui La nave è già iscritta da dieci anni? Se hanno fatto un passo indietro, mi sento sollevata», dice Elisabetta Sgarbi direttrice generale de La nave di Teseo. Sollevato anche Manuel Grillo, editore di Settecolori, che aveva manifestato pubblicamente la sua contrarietà: «Mi sembra una scelta di buon senso. Sono i libri che devono stare al centro». Mentre per Andrea Gessner di Nottetempo, nipote di Giulio Einaudi, «la lotta antifascista è stata fatta proprio perché il dialogo ci fosse».
Resta da capire adesso chi l’Aie farà fuori: i posti non ci sono per tutti. La fiera sta ancora facendo i conti ma una ventina di richieste potrebbero essere respinte per mancanza di spazio. Malato assicura che verrà data priorità «agli editori puri, cioè quelli che vendono prevalentemente libri» rinunciando al criterio dell’ordine di arrivo delle domande usato in passato. E su questo vigilerà il Centro per il libro, l’istituto del ministero della Cultura, che è il primo finanziatore della fiera. «Nelle scorse settimane ho sottolineato il mio sconcerto per un’iniziativa che mi sembrava sbagliata sia nei modi sia nella sostanza – dice il presidente Giuseppe Iannaccone – Resto convinto che si sia trattato di un grave svarione in buona fede. Spero che adesso questa posizione si sostanzi in un trattamento equo e comune per tutti gli editori, anche quelli che non hanno sottoscritto quella dichiarazione». A buon intenditore, nessun patentino.