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 2026  luglio 07 Martedì calendario

Italygate, chiesti nove mesi per due americane

Per sostenere la tesi che Donald Trump fosse stato derubato della vittoria alle presidenziali del 2020 arrivarono ad accusare il colosso italiano della difesa Leonardo di aver manipolato il voto americano attraverso la propria tecnologia satellitare. Dietro quella teoria del complotto, ribattezzata Italygatee rilanciata negli Stati Uniti dagli ambienti repubblicani vicini al tycoon, ci sono due cittadine americane dell’area trumpiana che oggi rischiano in Italia una condanna a nove mesi di carcere: Maria Strollo Zack, fondatrice di Nations in Action, organizzazione conservatrice che contribuì a rilanciare le accuse di brogli elettorali, e Michele Roosevelt Edwards, presidente di USAerospace Inc., società attiva nel settore aerospaziale. Insieme all’avvocato catanese Alfio D’Urso e al manager torinese Carlo Goria sono tutti imputati a Roma per diffamazione ai danni di Leonardo. Per tutti e quattro il pm Andrea D’Angeli ha chiesto la stessa pena.
I quattro avrebbero contribuito a diffondere sul web un falso general affidavit, una dichiarazione giurata destinata a dare credibilità alla teoria del complotto. Nel documento, commissionato dalle due cittadine americane e firmato da D’Urso, secondo la ricostruzione del pm D’Angeli si sosteneva che Arturo D’Elia, ex dipendente di Leonardo, avesse confessato di aver partecipato, utilizzando le tecnologie dell’azienda nella sede di Pescara, a un’operazione di hackeraggio capace di alterare il risultato delle elezioni presidenziali Usa. Una confessione che D’Elia ha sempre negato di aver mai reso e che spinse Leonardo a presentare un esposto.
È da quella denuncia che nasce il processo romano. Per la procura, Goria operava come country director di USAerospace e fiduciario della Roosevelt in Italia, mentre D’Urso è l’autore della dichiarazione giurata finita al centro dell’inchiesta.
La storia dell’Italygate fece rapidamente il giro degli Stati Uniti e contribuì ad alimentare la narrazione secondo cui la sconfitta di Trump fosse il risultato di un complotto internazionale. In Italia, invece, quella vicenda è approdata davanti al tribunale di Roma, dove la procura contesta ai quattro di aver diffamato Leonardo attribuendole un ruolo inesistente nella presunta frode elettorale Usa. Con la richiesta di condanna formulata dal pm D’Angeli il processo entra ora nella fase decisiva. La sentenza è attesa a ottobre.