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 2026  luglio 07 Martedì calendario

Sicurezza aerea, l’Ue ci ripensa: durante il volo in cabina bisogna essere sempre in due

L’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) cambia idea su quante persone debbano sempre esserci in cabina di pilotaggio e dieci anni dopo – senza troppo clamore – reintroduce come approccio preferito la presenza obbligatoria di non meno di due soggetti autorizzati durante tutto il volo.
Il bollettino
La novità la si legge in un bollettino emesso il 18 maggio scorso da Easa, l’autorità che nel Vecchio Continente definisce gli standard di sicurezza del settore. Non si tratta di una direttiva vincolante, ma nel linguaggio regolatorio dell’aviazione una «raccomandazione» che inverte una posizione precedente da molti viene interpretata come un nuovo standard operativo.

La tragedia del volo Germanwings
Dopo la tragedia del volo Germanwings nella primavera del 2015 – con il primo ufficiale, rimasto da solo in cabina che fa schiantare l’aereo contro le Alpi —, l’agenzia aveva raccomandato la presenza di due persone nel cockpit. Un anno dopo la stessa autorità aveva fatto marcia indietro (anche per le pressioni dei vettori), lasciando così a ogni compagnia la libertà di condurre una propria valutazione del rischio.
Gli altri casi sotto esame
Il risultato è stata una frammentazione: alcune aviolinee hanno mantenuto la regola delle due persone sempre in cabina, altre no. Il nuovo documento cita quattro episodi alla base del dibattito: l’incidente Transavia del 2012, il disastro Lam Mozambique Airlines del 2013, il Germanwings del 2015 e, soprattutto, quanto successo nel 2024.
Il volo del 2024
Il 17 febbraio 2024 un Airbus A321 di Lufthansa (volo LH1140 Francoforte-Siviglia) è rimasto per una decina di minuti senza nessuno ai comandi. Il primo ufficiale, da solo in cabina, è svenuto mentre il comandante era in bagno. L’aereo ha proseguito col pilota automatico fino a quando il comandante è rientrato usando il codice d’emergenza.
Le criticità a bordo
Il problema strutturale, riconosce il documento, sono le porte blindate introdotte dopo l’11 settembre 2001. Sono sì essenziali per bloccare gli accessi non autorizzati, ma creano un rischio: se un pilota perde i sensi mentre l’altro è in pausa fisiologica, rientrare in cabina richiede tempo. E a seconda della fase del volo questo tempo può non esserci.
Chi può «sostituire» uno dei piloti
E così il bollettino di Easa raccomanda che quando un pilota lascia temporaneamente la cabina, un secondo soggetto autorizzato deve entrare e rimanere fino al suo rientro. Può essere un membro dell’equipaggio di cabina con almeno dodici mesi di esperienza con lo stesso operatore e formazione specifica sul cockpit. Non può però entrare un profilo senior tra gli assistenti di volo perché deve restare disponibile per gestire la cabina in caso di emergenza.
Le mansioni ben codificate
In alternativa possono accedere un terzo pilota, un ingegnere di volo, un air marshal (poliziotto o personale militare che viaggia in borghese sui voli commerciali). Le responsabilità di chi deve fungere da secondo in cabina sono ben definite: deve gestire la porta blindata, non deve distrarre il pilota, non deve toccare comandi o interruttori, deve sapere quando e come segnalare situazioni anomale.
Le possibili deroghe
Il documento di Easa lascia spazio a deroghe: se un operatore dimostra con una valutazione documentata del rischio di poter garantire lo stesso livello di sicurezza, l’autorità nazionale può esentarlo. Ma, spiegano gli addetti ai lavori, in caso di incidente dimostrare in un tribunale di aver scelto di non seguire una «raccomandazione» perché la valutazione in possesso lo consentiva è un onere difficilmente sostenibile.