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 2026  luglio 07 Martedì calendario

I fratelli Colica riflettono sulla loro carriera e su di sé

«I social sono una grande opportunità per poter dire le cose che penso, nel modo giusto e in modo da arrivare a più persone possibile, nonostante la valanga di commenti negativi quando parli di tematiche delicate come quelle Lgbtqja+ oppure quelle legate alla Palestina. Alcuni commenti fanno male, ma è importante che se ne parli. Non prendere posizione su certi argomenti vuol dire non essere un cittadino, secondo me».
In un periodo in cui nel mondo dello spettacolo tiene banco il dibattito su impegno o disimpegno, Fabrizio Colica non ha dubbi: il mondo del web non è solo quello della superficialità. Ed è una convinzione che si è consolidata in questi dieci anni di attività con il fratello maggiore Claudio. I due romani, classe 1991 e 1987, conosciuti come «Le coliche» sono pronti a festeggiare il loro decennale.
«Lo so, si fatica a crederci però è vero: è il nostro cognome. Non potevamo aprire una gastronomia o un ristorante, perché non ci sarebbe venuto nessuno, quindi abbiamo deciso di darci alla commedia». Ci gioca molto Fabrizio, il piccolo dei due. Sindrome da secondogenito? «Non so cosa sia, ma se è quella di dovere indossare vestiti usati che ti ha passato tuo fratello e dover arrivare sempre dopo di lui, allora sì, ce l’ho!» ride. «Però può essere anche un vantaggio, perché il primogenito fa spesso da parafulmine. Mi sono evitato gli scout, per esempio: non mi sembravano bei racconti quelli che mi faceva Claudio, almeno per il bambino che ero io all’epoca».
Dal canto suo, Claudio non voleva fare teatro, cosa che invece Fabrizio fa, anche come autore. Ma alla fine il secondogenito lo ha convinto. «“Purché facciamo uno spettacolo in cui la gente riconosca la nostra comicità, il nostro linguaggio, i nostri sketch” mi ha detto! Infatti ci saranno le nostre punte di diamante, ma anche tante cose inedite, più strutturate con un linguaggio più da sketch teatrale». Il debutto l’11 dicembre a Catania, città di origine della mamma, e poi altre nove tappe fino a Milano. «Dieci come gli anni che festeggiamo» chiosa Fabrizio, dal set del loro prossimo video, diretti sempre da Giacomo Spaconi. «C’è dietro un’organizzazione da set cinematografico, come per i cortometraggi. In questo siamo otto attori e il tema sono i viaggi di gruppo, quelli in cui ti ritrovi con otto, dieci sconosciuti in contesti e dinamiche inusuali». Spunto perfetto per la loro ironia, ispirata da modelli precisi, soprattutto la commedia. «Io e mio fratello siamo cresciuti con i capolavori di Verdone, Aldo Giovanni e Giacomo e Alberto Sordi. Sin da piccoli il nostro gioco estivo con la comunità del mare era fare cortometraggi, a parenti e amici toccava vederli tutti, ne andavamo tanto fieri».
Poi con l’avvento dei social è iniziata la condivisione sul web con un pubblico più ampio «e lì abbiamo capito che poteva diventare un lavoro». Valorizzato dal fatto di essere in due, per di più fratelli. «Come tutti, abbiamo sempre litigato e discusso per ogni cosa, però sul lavoro ci troviamo bene proprio perché siamo molto diversi. Questa diversità ci rende complici e complementari, due fratelli non hanno paura di dirsi la verità».
L’ancora di salvezza
In comune hanno senz’altro l’ironia. «Per noi è stata sempre un po’ un’ancora di salvezza, in situazioni – confida Fabrizio – scomode il nostro modo di denunciarle è sempre stata la satira. La prima cosa che abbiamo scritto riguardava il mondo degli attori, volevamo entrambi entrarci ma vedevamo tante assurdità e il nostro modo di denunciarle è stato riderci sopra, fare una denuncia sociale con la risata, portando agli estremi personaggi e situazioni».
Un istinto molto forte in Fabrizio, che attore di cinema poi c’è diventato e che usa i social anche per difendere diritti civili e diritti umani, e a livello più personale, per Fabrizio il social è stato uno strumento che ha anche facilitato il suo coming out. «Mi ha tolto dall’impiccio di dover aggiornare ogni persona che incontravo sul fatto che non stessi più con una donna, ma con un uomo» sorride. «È stato il mio modo di manifestare il mio sentimento per una persona, un mio stato d’animo di felicità».