Corriere della Sera, 7 luglio 2026
Ranucci: «Io sconvolto, con Lavitola siamo amici»
Un colpo di scena che nessuno si aspettava. Un nome che – in attesa di sapere quale possa essere il movente dell’attentato – fino a oggi non era mai uscito nel corso delle indagini sull’attentato a Sigfrido Ranucci. Perché il faccendiere Valter Lavitola non è uno sconosciuto per l’ideatore e conduttore di Report. Che infatti dice: «Sono sconvolto, siamo amici, adesso voglio capire». La sera del 21 maggio di tre anni fa – come riportò all’epoca Il Riformista – sedevano infatti insieme a un tavolo del ristorante «Cefalù» di Monteverde, di proprietà di Lavitola, insieme con monsignor Giovanni Fusco, collaboratore del Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, e altri commensali. Una cena «meritevole di attenzione», come fu spiegato dal giornale dopo che lo stesso Ranucci e il direttore editoriale Matteo Renzi finirono ai ferri corti per la pubblicazione non tanto della notizia dell’incontro, quanto di una foto dei partecipanti, scattata dal giornalista Aldo Torchiaro.
Allora Ranucci si arrabbiò accusando via sms l’ex premier di averlo messo in pericolo in quanto sotto scorta. Ma fra i due già c’erano stati contrasti per il «caso Autogrill» e il video di Renzi insieme all’ex 007 Marco Mancini, entrambi seguiti da Report. Proprio l’ombra dei servizi segreti venne evocata nelle cronache di quella cena a Monteverde. Soprattutto per i trascorsi di Lavitola. Socialista, vicino alla massoneria, giornalista e imprenditore, ora 60enne, ha fondato la cooperativa che ha rilevato il quotidiano L’Avanti!, per poi diventarne direttore nel 2003. L’anno successivo, dopo essersi avvicinato a Silvio Berlusconi, viene candidato per Forza Italia alle Europee nella circoscrizione Sud ma non raggiunge l’obiettivo. Da quel momento Lavitola diventa un personaggio al centro dell’attenzione anche per l’assidua presenza al seguito del leader azzurro.
Il suo nome viene collegato allo scandalo dell’appartamento di Montecarlo che mette in imbarazzo l’ex presidente di Alleanza nazionale Gianfranco Fini, quindi a una serie di inchieste, come quella sulla presunta compravendita di senatori, per la quale viene condannato in primo grado a 3 anni di reclusione proprio con Berlusconi per corruzione dal tribunale di Napoli nel 2015. Reato che la Corte di Cassazione dichiarerà prescritto per entrambi gli imputati. In realtà Lavitola è stato condannato per tentata estorsione nei confronti del Cavaliere a 2 anni e 8 mesi di reclusione: è la vicenda che lo vede coinvolto insieme con l’imprenditore Giampaolo Tarantini sul giro di escort ingaggiate per le «cene eleganti» con la richiesta all’ex premier di cinque milioni di euro (mai versati).
All’epoca dei fatti Lavitola è latitante in America Latina, fra Panama e Argentina. E a Panama finisce sotto inchiesta per presunte tangenti al presidente della Repubblica Ricardo Martinelli, mentre la Procura di Napoli indaga su di lui per appropriazione indebita di oltre 20 milioni di euro di fondi pubblici per L’Avanti!. Nel 2012 patteggia tre anni e otto mesi, ai quali si aggiungono l’anno successivo i due anni e otto mesi per la tentata estorsione a Berlusconi. E mentre nel 2015 la Corte dei conti gli ordina di restituire più di 23 milioni per la vicenda del quotidiano socialista, dodici mesi più tardi a Lavitola vengono concessi i domiciliari dopo aver scontato quattro anni di carcere a Secondigliano.