Corriere della Sera, 7 luglio 2026
Bomba a Ranucci, indagato Lavitola
Né la camorra, né gli albanesi. La pista più accreditata, riguardo al mandante dell’attentato esplosivo nei confronti di Sigfrido Ranucci, è anche la più inattesa. E conduce a Valter Lavitola, già condannato per l’estorsione nei confronti di Silvio Berlusconi (era il 2014), rinato come titolare di un ristorante di pesce non lontano da Trastevere. L’ex direttore dell’Avanti è stato perquisito dai carabinieri del Nucleo investigativo, coordinati dal pm Carlo Villani e dal collega Edoardo De Santis che oggi eredita gli approfondimenti. Secondo una prima – e ancora incompleta – lettura dei fatti c’era anche la sua auto tra quelle interessate al sopralluogo compiuto dagli attentatori sotto casa del giornalista. Con lui è indagata un’altra persona che avrebbe fatto da tramite con gli esecutori. A incaricarla sarebbe stato proprio Lavitola, che sarà interrogato domani. Davanti ai pm, dovrà chiarire i propri rapporti con i presunti autori dell’esplosione Antonio Passariello, Saverio Mutone, Pellegrino D’Avino e Marika De Filippi, arrestati la settimana scorsa.
I rapporti e il movente
Ranucci conosce bene Lavitola ed è molto probabile che di lui si sia occupata Report, la trasmissione di approfondimento Rai che va in onda sulla terza rete. Non è tutto. Ranucci è informato anche della attività di ristoratore di Lavitola e ogni tanto va a trovarlo nel suo ristorante. A questo punto l’interrogativo che si profila è uno solo: cosa lo avrebbe spinto a contattare i quattro convincendoli a collocare esplosivo di fronte alla casa del conduttore? La pista è personale o professionale?
I ruoli degli arrestati
Si tratta di risposte che ancora mancano, mentre, per il resto, l’inchiesta della Procura di Roma, guidata da Francesco Lo Voi, ha ricostruito ruoli e blitz dei quattro arrestati. Passariello aveva procurato l’auto e gli altri avevano effettuato il sopralluogo una settimana prima dell’attentato, posizionando «l’ordigno esplosivo di fronte all’abitazione di Ranucci» aveva scritto la gip. Ai quattro era stata contestata anche l’aggravante del metodo mafioso, una circostanza che i loro difensori avevano cercato di aggredire fin dal principio, sostenendo che la «mafia qui non c’è». Ma avanzando anche l’ipotesi che gli arrestati non conoscessero addirittura il conduttore della trasmissione di approfondimento. Oggi l’imprenditore, già giornalista ed editore vive del suo ristorante. Ma i tempi in cui accompagnava l’allora premier Silvio Berlusconi in missioni istituzionali con capi di Stato e nomi della diplomazia internazionale non sono neppure troppo lontani.
La svolta
Ora la svolta nella vicenda che vede Ranucci vittima di un avvertimento in stile mafioso. Nei giorni scorsi il conduttore di Report era stato convocato in Procura e i magistrati gli avevano suggerito di «fare mente locale», di riguardare le scalette del programma alla luce della svolta investigativa che aveva portato Passariello in carcere. Quella riflessione avrebbe potuto suggerire di più circa responsabilità e movente del blitz esplosivo. Ma certo non si pensava che il nome Lavitola riaffiorasse dal suo stesso passato. Era stata comunque esclusa la pista che portava alla camorra sia per la caratura dei presunti attentatori – con precedenti legati al traffico di stupefacenti – sia per una mail anonima, ma ritenuta attendibile ricevuta nell’aprile scorso dal pm Villani con l’eloquente titolo «Regalo di Pasqua» che segnalava «quel deficiente che ha fatto quel casino fuori casa di Ranucci. Ma se me lo vendo è perché lui ha lavorato per il clan Moccia di Afragola. Senza avvisare i compagni. A noi Ranucci non ha fatto niente». Un tentativo che aveva come obiettivo quello di smentire i possibili legami tra la bomba e il clan. E che sembra trovare adesso conferma se davvero si proverà il coinvolgimento di Lavitola.