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 2026  luglio 07 Martedì calendario

Pioggia di missili su Kiev, 26 morti. Zelensky implora: «Dateci i Patriot»

L’ennesimo bombardamento russo ieri, soprattutto contro Kiev, motiva ancor più Volodymyr Zelensky a sollecitare agli alleati della Nato riuniti ad Ankara ciò che ormai implora da mesi in ogni contesto: più armi per garantire la protezione dei cieli e soprattutto missili Patriot contro i missili balistici. «Le nostre forze hanno saputo difenderci molto bene contro i droni e i missili da crociera, ma non quelli balistici, ci mancano i mezzi per intercettarli», ha dichiarato il presidente ucraino di fronte alle rovine ancora fumanti dei palazzi appena colpiti nella capitale. Non manca una critica al fatto che sia gli alleati europei che gli Stati Uniti sono stati finora restii a fornire i missili anti-missili Patriot di fabbricazione Usa. «Sino a quando rimarranno nei depositi dei nostri alleati, la Russia sarà motivata a continuare a ridurre in macerie i nostri palazzi. Sia gli Stati Uniti che gli europei dispongono della forza sufficiente per porre fine a questi raid terroristici. Occorre che dal vertice della Nato escano decisioni forti per la nostra difesa aerea», posta Zelensky in rete.
Il problema è presto spiegato. Le industrie belliche ucraine sono ormai in grado di produrre armi contro i droni e i missili da crociera, che volano relativamente bassi e lenti, ma non contro quelli balistici, che hanno una traiettoria parabolica come i missili spaziali e rientrano sulla Terra a velocità supersonica. Non a caso il Cremlino negli ultimi mesi ha intensificato l’utilizzo di queste armi. «Non sappiamo come intercettarli», ammettono allo stato maggiore di Kiev.
L’altra notte, secondo il ministero della Difesa ucraino, i russi hanno tirato ben 351 droni e 68 missili, di cui 29 balistici. Le difese antiaeree sono riuscite ad abbattere 326 droni di vario tipo e 31 dei 33 missili da crociera Kh-101 e 6 Kaliber. Ma tutti i 29 missili balistici e una ventina di droni hanno raggiunto i loro obiettivi colpendo 34 località, la maggioranza nella regione della capitale. Mosca diffonde un comunicato in cui specifica di avere centrato «fabbriche per la produzione di droni e veicoli blindati», oltre a «infrastrutture energetiche». La stampa locale e internazionale in Ucraina non è in grado di confermare o smentire l’annuncio russo perché le autorità di Kiev non garantiscono l’accesso ai siti di interesse strategico. Lo stesso del resto fanno i russi sul loro territorio.
Ma è possibile verificare sul campo le vittime civili e i danni alle infrastrutture cittadine. Ieri sera si contavano almeno 26 morti, di cui una quindicina nella zona urbana di Kiev, cui si aggiungono almeno 56 feriti. La città è traumatizzata dalla recrudescenza crudele dei raid in risposta ai blitz sempre più massicci dei nuovi droni ucraini contro le raffinerie russe, ma anche ultimamente nei cieli di Mosca e San Pietroburgo. Ad oggi le vittime civili russe restano molto contenute. Quelle ucraine invece ammontano ormai a oltre 16.000 secondo i bilanci resi noti dall’Onu. Soltanto giovedì scorso Kiev aveva subito l’attacco più grave dall’inizio dell’anno con almeno 31 morti. Le sirene suonano praticamente ogni notte. L’intelligence nazionale sembra avere affinato le antenne e Zelensky stesso mette ogni volta la popolazione in allarme alcune ore prima dell’inizio dei raid.
L’Ucraina in ogni caso risponde per le rime: secondo Mosca, l’altra notte avrebbe sparato almeno 625 droni, con target dalla Crimea alla Siberia, di cui 613 sarebbero stati abbattuti. Gli ucraini hanno centrato la raffineria di Omsk, una delle più importanti del Paese, a oltre 2.500 chilometri dal confine.