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 2026  luglio 06 Lunedì calendario

Le prime otto

Bastano le prime otto società americane per capitalizzazione (nonostante la correzione) a superare il Pil dell’intera Europa, poco meno di 19.500 miliardi. Nviadia, Apple, Alphabet, Microsoft, Amazon, SpaceX, Broadcom e Meta, tutte in piena corsa IA. Con cinque dei «Magnifici 7» che da soli valgono più dell’intero settore petrolifero.
Non bastano invece le prime dieci società quotate europee, dalla più rotonda, Asml giù fino a Sap, passando per Roche, AstraZeneca, Lvmh, Nestlé, Shell, NovoNordisk, TotalEnergies ed Hermés, per raggiungere solo la metà di Nvidia, il colosso dei chip Usa, quello con le spalle più larghe di tutti i Big. Anche la promettente StM vale solo 55 miliardi (contro i 628 di ASML). Sono i numeri impietosi del confronto tra un mercato Usa che corre, macina quasi mille miliardi di investimenti in Intelligenza artificiale (e nonostante questo ha la Cina che le soffia sul collo) e l’Europa che, secondo le previsioni di International Data Corporation, raggiungerà una spesa complessiva in IA intorno ai 290 miliardi di dollari entro il 2029.
Anche questi numeri sono desolanti.
Non è solo una questione di risorse, si dice. Ma anche se questo fosse vero – e si fa fatica a crederlo perché gli investimenti hanno sempre contato – allora si deve guardare alla capacità di far entrare l’Intelligenza artificiale nel sistema linfatico dell’industria, dei processi produttivi. Almeno questo, far girare nel modo più efficiente la tecnologia, dovrebbe essere una missione obbligata e invece, anche qui siamo indietro. Con l’America e la Cina che guardano dritto alla frontiera degli umanoidi.
Un altro esempio, rende ancora meglio l’idea della distanza. Il 31 maggio 2026, Nvidia ha annunciato il lancio di Nvidia Isaac GR00T Reference Humanoid Robot, un robot umanoide integrato con uno stack software già pronto che i laboratori possono acquistare per l’addestramento e il test di applicazioni, invece di dover costruire tutto da zero. Un aspetto importante sono i soggetti coinvolti. Il design combina il “corpo” a grandezza naturale di Unitree Robotics, in grado di camminare, piegarsi e compiere movimenti complessi, anziché limitarsi a muoversi su ruote come un carrello. Lì dove Unitree – va detto – ha consegnato più di 5.500 robot nel 2025, superando la produzione combinata di tutti i concorrenti statunitensi (inclusi Tesla, Figure AI e Agility Robotics), e punta a 20.000 unità nel 2026. Le mani sono, invece, di Sharpa, dotate di singole dita con un controllo preciso, progettate per girare manopole, aprire porte e manipolare oggetti (e non solo per sollevare scatole). Il supercomputer è di Jetson: posizionato nel torso del robot, sufficientemente potente da eseguire localmente modelli di IA avanzati, consentendo al robot di reagire in tempo reale senza dover attendere la connessione al cloud. Quanto allo stack software completo, è ancora di Nvidia, per la simulazione, l’addestramento e l’implementazione. Si tratta di una piattaforma che riflette appieno la natura globale delle catene di approvvigionamento dei semiconduttori e dell’IA: Nvidia è un’azienda statunitense, Unitree ha sede in Cina e Sharpa a Singapore. Insieme assemblano una “catena di fornitura” umanoide che somiglia molto allo stack dei semiconduttori: Nvidia progetta i chip, un partner come Taiwan Semiconductor li produce, e una rete globale di produttori di sistemi e OEM (Original Equipment Manufacturer) vi costruisce sopra.
Il modello è lo stesso per gli umanoidi. Nessun singolo Paese o azienda possiede l’intero stack. Al contrario, il valore viene creato a ogni livello di un ecosistema globale e strettamente integrato. Storicamente, la collaborazione globale ha sbloccato la scalabilità e sostenuto l’innovazione nei semiconduttori e nel cloud AI. La robotica umanoide sta ora seguendo lo stesso copione. Ma la vera notizia è che in questa catena, l’Europa è completamente assente. E ancora: in questo contesto la Cina ha un indubbio vantaggio. Molti dei sottosistemi più critici degli umanoidi tra cui motori, riduttori armonici, elettronica di gestione dell’alimentazione, sistemi di batterie e sensori beneficiano della vicinanza all’avanzata catena del valore dei veicoli elettrici a Pechino e dintorni. Questo consente il riutilizzo dei fornitori, il trasferimento dei processi e una scalabilità più rapida. Senza contare che sul fronte dell’innovazione, la Cina ha depositato circa 7.700 brevetti legati agli umanoidi negli ultimi cinque anni, contro i circa 1.560 degli Usa.
Più che un unico vincitore globale, è probabile quindi che la catena di approvvigionamento degli umanoidi vada incontro a una biforcazione. La Cina sarà leader sul fronte dell’hardware e della compressione dei costi grazie all’efficienza manifatturiera e alle economie di scala. Gli ecosistemi di Stati Uniti, e si spera anche un po’ l’Europa, si differenzieranno invece per la sofisticazione dell’AI di frontiera, l’architettura dei sistemi e le implementazioni ad alta affidabilità e certificate per la sicurezza.
C’è infine un altro nodo di cui l’Europa deve tenere conto. E si sta già vedendo nei flussi di investimento sui mercati. Il nodo non è più solo il rapido potenziamento delle infrastrutture per l’IA. La narrativa sta cambiando. Quella che era iniziata come una storia incentrata su software e chip sta diventando sempre più una storia di vincoli fisici. Con l’impennata degli investimenti in data center, chip e connettività, la domanda si sta rapidamente estendendo all’economia reale. Il rame, i materiali speciali, i componenti per l’alimentazione elettrica e le apparecchiature di collaudo registrano tutti un forte slancio (con la capacità produttiva sotto stress), mentre l’IA passa dall’essere un fenomeno di aspettative a diventare parte integrante delle infrastrutture. Senza dimenticare il ruolo cruciale dell’energia.