il Giornale, 6 luglio 2026
Il male di vivere
L’ansia e la depressione sono i due disturbi mentali considerati oggi una delle principali emergenze sanitarie mondiali, essendo diventate le due disabilità più diffuse a livello globale. Hanno infatti superato in percentuale le malattie cardiovascolari, i tumori, le patologie neurodegenerative e muscolo scheletriche.
Queste due condizioni patologiche oggi coinvolgono circa 1,2 miliardi di persone, e le morti premature attribuite agli anni vissuti con tale disabilità sono state calcolate in 171 milioni, con una concentrazione maggiore di decessi registrata nella fascia di età tra i 15 e i 19 anni, ovvero nella fase di vita che rappresenta il periodo cruciale per lo sviluppo fisico e mentale di ogni adolescente.
I dati emergono da uno studio pubblicato sul Lancet, coordinato dall’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’University of Queensland, il più ampio realizzato in 204 Paesi tra il 1990 e il 2023. Il più forte incremento di tali patologie si è registrato dal 2019 a causa della pandemia Covid, quando ansia e depressione sono cresciute del 47%, aumento esponenziale attribuito alla riduzione delle relazioni sociali, alla insicurezza sul futuro e alla paura della morte, molto presente in quel periodo.
Ma oggi il trend in grande crescita di ansia e depressione non può essere attribuito ancora allo stress legato alla pandemia, poiché in questi ultimi anni sono soprattutto la povertà, i problemi di sicurezza, il contesto sociale e la difficoltà di accesso alle cure le cause di persistenza di tali sindromi nel lungo periodo.
Il tono dell’umore in una persona che soffre di depressione, spesso con caratteristiche malinconiche, può cambiare notevolmente durante le 24 ore, anche se la malattia registra il momento peggiore al mattino, subito dopo il risveglio, quando il tono umorale è particolarmente basso, quando ci si sveglia prima del previsto e manca la voglia di alzarsi dal letto per affrontare la giornata, quando il senso di demoralizzazione diventa pervasivo e si estende od ogni aspetto della vita, compromettendo in tal modo lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Con il passare delle ore però, nel pomeriggio o verso sera, in genere compare un recupero di energia ed iniziativa, un graduale miglioramento dovuto all’orologio biologico interno e al cortisolo, l’ormone dello stress, il cui picco al risveglio può intensificare i sintomi, anche quelli ansiogeni, ma con un conseguente sollievo serale dovuto appunto alla diminuzione di tale ormone.
A differenza della malinconia o della tristezza, che sono reazioni emotive ad un evento specifico, la depressione è una condizione che può avere un pesante impatto invalidante nella vita di una persona, poiché si perde interesse, si sperimenta un vero blocco emotivo con senso di vuoto, diminuisce la motivazione, scompare il piacere di svolgere qualunque attività prima considerate desiderabili (anedonia), interviene un cambiamento importante dell’appetito (anoressia o bulimia), insieme ad un rallentamento psicomotorio, ovvero i pensieri e i movimenti diventano lenti, opachi e faticosi. L’inanizione porta così ad un isolamento sociale progressivo con tono dell’umore costantemente basso e pervasivo.
I primi sintomi però che il paziente lamenta o percepisce all’inizio della sindrome depressiva sono sempre quelli dell’alterazione del ritmo sonno-veglia, per cui compare insonnia (difficoltà a prendere sonno) o ipersonnia (tendenza a dormire troppo): tutti disturbi che sono solo la punta dell’iceberg e vengono spesso sottovalutati e attribuiti a diverse cause non patologiche, che pian piano aumentano il conflitto interiore. Il mancato riposo notturno provoca una produzione irregolare dei neurotrasmettitori, come noradrenalina, serotonina e dopamina, tutti elementi chiave per il mantenimento dell’umore, dell’attenzione e dello stato emotivo.
L’ansia e la depressione spesso si presentano insieme la mattina, quando il cortisolo – l’ormone dello stress – è più alto o disregolato, cosa che intensifica i sintomi, come stanchezza al risveglio, senso di spossatezza e confusione nel programmare la giornata, e se non si esce di casa e non ci si espone alla luce del giorno, calano anche i livelli di serotonina, che provocano malessere fisico e mentale, mentre con il calare della luce subentra la melatonina che prepara il corpo al riposo, una condizione che disregola l’orologio biologico interno, aumentando il disagio psichico.
Moltissimi pazienti percepiscono di essere depressi, ma negano a se stessi di esserlo, se ne vergognano, reagendo con una iperattività patologica o comportamenti compulsivi, ossessivi o aggressivi. Si attribuiscono così i sintomi come stanchezza, apatia e tristezza a cause esterne, alla sfortuna, allo stress, si incolpano persone o situazioni per il disagio mentale, illudendosi di proteggersi dallo stigma e dal dolore, e soprattutto di poter controllare la propria mente con la sola forza di volontà. La quale invece viene pian piano meno, logorando progressivamente l’energia vitale.
Questa patologia mentale ha un decorso strettamente personale. Per alcuni si può raggiungere una remissione completa dopo un singolo episodio, mentre per altri può avviarsi ad un decorso cronico, e nessun neurologo può rassicurare sulla durata della depressione perché molto dipende dalla sua gravità, da come si gestiscono i sintomi e dall’assunzione o meno della terapia farmacologica. È molto importante rivolgersi agli specialisti della salute mentale già dall’insorgere dei primi sintomi ansiosi-depressivi, poiché un aiuto psicologico professionale e un percorso terapeutico precoce possono ridurre notevolmente il progresso della malattia, evitando la cronicizzazione.
Nel 2023 circa 620 milioni di donne convivevano con almeno un disturbo mentale rispetto a 552 milioni di uomini, e di queste solo il 9% delle persone affette da depressione risultano ricevere un trattamento adeguato. In Italia i dati Istat del 2023 indicano che sono oltre 4,5 milioni i pazienti che soffrono di tali patologie e si stima che meno della metà riceva una diagnosi corretta e che solo uno su tre segua terapie adeguate.