ilfattoquotidiano.it, 6 luglio 2026
Hamas annuncia lo scioglimento dell’organismo di governo a Gaza
Il governo di Hamas nella Striscia di Gaza ha annunciato le dimissioni del cosiddetto Comitato d’emergenza, ossia l’amministrazione guidata dal movimento islamista che gestisce l’enclave palestinese. Tutte le procedure sono state completate, e Mohammed al-Farra, alla guida dell’ente, ha ufficializzato il passo indietro.
La mossa apre la strada al trasferimento delle competenze all’organismo di tecnocrati istituito dal Board of peace di Trump, il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, guidato dal palestinese Ali Shaath. Finora il Comitato non ha avuto la possibilità di insediarsi nella Striscia per l’opposizione del governo israeliano all’entrata dei suoi funzionari nell’enclave distrutta dai bombardamenti e in gran parte ancora occupata dai militari di Tel Aviv.
In una nota Hamas ha assicurato che “tutti i dipendenti pubblici continueranno a garantire i servizi alla popolazione” e sono “pronti a operare sotto la responsabilità del nuovo organismo”. La decisione ha un valore soprattutto simbolico e appare finalizzata a mostrare la disponibilità del movimento a cedere la gestione amministrativa della Striscia al comitato nazionale, in linea con il piano in 20 punti per Gaza promosso dal presidente americano Donald Trump. Ma è insieme anche una svolta politica, dal momento che Hamas governa la Striscia dal 2007. “Chiediamo ai mediatori e al presidente Trump di fare pressione per l’apertura dei valichi e l’ingresso degli aiuti” ha detto il portavoce del movimento Ismail al-Thawabta in una conferenza stampa riportata dai giornalisti di al Jazeera. “Ci impegneremo per garantire il successo del lavoro del comitato tecnico e tutti i ministeri attendono il suo ingresso nella Striscia”.
La decisione non tocca l’ala militare del movimento, storicamente più forte di quella politica. Il nodo del disarmo, uno dei principali temi di scontro nelle trattative, resta ancora irrisolto. Hamas ha ribadito più volte di non voler deporre le armi, in assenza di un accordo di pace che garantisca il ritiro completo delle forze israeliane e la fine dell’occupazione.
Nei giorni scorsi un funzionario egiziano ha riferito alla tv israeliana Kan che, nell’ambito dei colloqui per l’attuazione del piano di pace, il Cairo ha proposto a Hamas di consegnare le armi all’Egitto a titolo di deposito. Alla luce della situazione di stallo nei colloqui, gli egiziani stanno cercando di fare pressione sull’organizzazione affinché accetti la proposta di compromesso come alternativa al disarmo. Tuttavia, la fonte egiziana ha affermato che Hamas non mostra alcun segno di cedimento e sta addirittura “perdendo tempo”.
Ieri, durante una riunione di gabinetto, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che “non ci sarà ricostruzione a Gaza senza lo smantellamento e la smilitarizzazione della Striscia”. Affermazione arrivata alla luce delle notizie secondo cui il Board of Peace si sta mobilitando per portare avanti la ricostruzione delle aree ancora sotto il controllo dell’esercito di Tel Aviv (almeno il 60% della Striscia di Gaza) anche senza il disarmo di Hamas.