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 2026  luglio 06 Lunedì calendario

Nino Pizzolato condannato a cinque anni e 4 mesi per stupro

Il campione olimpico delle Fiamme Oro, Nino Pizzolato, originario di Salaparuta, è stato condannato per violenza sessuale. La sentenza è stata pronunciata oggi dal Tribunale di Trapani, presidente Messina a latere Nodari e Badalucco. Con Pizzolato sono stati condannati gli altri tre imputati, Davide Lupo, Claudio Tutino e Stefano Mongiovì, tutti agrigentini. Pene pesanti, 5 anni è 4 mesi. La accolta pm Giulia Sbocchia aveva chiesto dieci anni ciascuno. I giudici hanno riconosciuto l’inesistenza delle aggravanti è riconosciuto le attenuanti generiche.
Una violenza sessuale di gruppo della quale restò vittima nell’estate del 2022 una turista finlandese. I quattro ragazzi erano in vacanza a Trapani. Anche la turista assieme ad altre due sue amiche. I due gruppi si sono avvicinati in un dopo cena, decidono assieme di proseguire assieme la serata in un locale sulla spiaggia. Il comportamento disinibito delle turiste sarebbe stato scambiato per altro.
Durante la serata la turista che poi ha denunciato la violenza mostra simpatia per Pizzolato, e così mentre le sue amiche si ritirano nel loro albergo, lei decide di seguire Pizzolato nella stanza dove lui soggiorna. La donna, che si è costituita parte offesa nel processo, assieme alle sue amiche, difese dall’avvocato Nicola Pellegrino, tutte e tre sono tornate in Italia per testimoniare nel dibattimento, ha raccontato di essersi appisolata per poi risvegliarsi nuda e oggetto della violenza. Ha raccontato che per paura non si è sottratta e di aver visto anche uno dei giovani riprenderla col telefonino. ha chiesto subito di cancellare quello che era stato registrato, e poi ha chiesto di essere accompagnata in albergo. Cosa che i ragazzi hanno fatto senza perdere altro tempo. Lì una volta giunta in preda a una crisi di pianto ha raccontato alle amiche cosa le era successo, e a seguire la denuncia fatta ai carabinieri.
Gli imputati, tutti presenti oggi al momento della sentenza, difesi dagli avvocati Buscaino, Paladino, Lucia e Mazzotta, hanno sempre respinto la tesi della violenza sessuale. Ma per la pm Giulia Sbocchia, che ha ereditato il processo dal pm Antonio D’Antona, nella sua requisitoria ha escluso che gli imputati siano stati dei “bravi ragazzi” come hanno cercato di far intendere, anche riuscendo a portare in aula il video di quella serata dal quale secondo le difese emergeva con evidenza la partecipazione consenziente della ragazza a quel rapporto sessuale di gruppo.
«Nessun elemento è emerso durante il processo in grado di provare l’esistenza di un consenso» ha sostenuto nella requisitoria la pm Giulia Sbocchia. La vittima ha raccontato quella serata trascorsa con le altre sue due amiche, erano appena giunte a Trapani, e con quei giovani, la sera passata in un locale sulla spiaggia, tra musica e liquori. Un racconto scandito minuto per minuto. Lei non nasconde simpatia per Nino. «La libertà di comportamento di quelle turiste – ha sostenuto la pm – viene subito scambiata per qualcos’altro dal resto della compagnia, le tre ragazze diventano così le prede».
Due di loro a fine serata tornano in albergo, solo la terza di loro continua la serata con Nino lo segue oltre il cancello di un residence che non è nemmeno lontano da dove hanno trascorso la serata, ma dentro l’appartamento si ritrova anche il resto della comitiva maschile. Da quel momento in poi è stato come piombare in una sorta di incubo. «Pensavo – ha detto la vittima della violenza – di poter stare con Nino, mi sono seduta sul divano e mi sono come appisolata per qualche istante, per risvegliarmi con tre addosso e uno che filmava la scena. Spaventata che potesse succedermi qualcosa di brutto, mi sono rannicchiata sul divano, appena ho potuto mi sono svincolata, a quel punto forse loro si sono resi conto di quello che avevano fatto, due di loro mi hanno accompagnato in auto dove alloggiavo con le mie amiche».
Un racconto dettagliato, fondato per la pm. Quattro bravi ragazzi, così si sono presentati davanti ai giudici che li hanno sentiti, e che hanno sostenuto di essere stati “ingannati” da quella turista.
Le difese non l’hanno spuntata nella tesi di sostenere che “gli imputati non sono quattro ragazzi bramosi di sesso” e di non avere “pianificato la violenza”, “solo una serata di divertimento alla quale è stato messo fine non appena la ragazza, accorgendosi di essere filmata (da Lupo ndr) si è fermata e ha chiesto e ottenuto senza resistenze di essere riaccompagnata nel suo residence…La ragazza dal video mostra una partecipazione attiva”. Le difese avevano anche puntato sulla testimonianza del medico che visitò la ragazza al pronto soccorso: “assenti segni di violenza e assoluta serenità della ragazza, cosa insolita, disse il medico, per una donna vittima di violenza”.