repubblica.it, 6 luglio 2026
Cina, soluzione anti-afa: la pioggia artificiale
E se per combattere l’afa non servissero migliaia di condizionatori accesi, ma una leggerissima e impalpabile pioggia? È la realtà di Yuncheng, una città nella provincia cinese dello Shanxi, dove i tetti dei palazzi sono stati trasformati in un gigantesco sistema di raffrescamento a cielo aperto. Le immagini hanno fatto il giro del mondo: una nebbia finissima che si sprigiona dall’alto avvolge gli edifici e, in pochi minuti, fa crollare la temperatura percepita fino a 8 °C.
L’hanno definita “aria condizionata a costo zero”, una semplificazione che, come vedremo, non è del tutto esatta, ma che rende l’idea della portata rivoluzionaria di questo approccio. In un’epoca segnata dalla crisi climatica e dalla ricerca spasmodica di soluzioni per la sostenibilità urbana, l’esperimento cinese apre una strada concreta per rendere le nostre metropoli più vivibili e resilienti.
L’intelligenza della natura
Il cuore di questa innovazione si basa su un principio fisico noto da secoli: il raffreddamento evaporativo. Lo stesso fenomeno che ci dà sollievo quando una brezza leggera asciuga la pelle sudata. Il sistema installato a Yuncheng non fa altro che replicare questo meccanismo su scala architettonica. Pompe ad alta pressione spingono l’acqua attraverso una rete di ugelli installati sui tetti, generando una nebbia composta da micro-goccioline di diametro inferiore a quello di un capello.
A contatto con l’aria torrida, queste particelle evaporano quasi istantaneamente. Per farlo, assorbono una notevole quantità di calore dall’ambiente, provocando un immediato e sensibile abbassamento della temperatura. L’aria così rinfrescata, più densa, scende dolcemente verso il basso, creando una sorta di cupola di benessere che si estende ai cortili e alle strade circostanti, senza bagnare persone o superfici.
Una soluzione per le isole di calore urbane
Ma, l’affermazione “senza spendere nulla”, diffusa dai social media, va corretta. Il sistema ha un costo, legato al consumo di acqua e all’elettricità necessaria per le pompe. La vera notizia, però, è il confronto con l’alternativa: l’aria condizionata tradizionale. Rispetto ai climatizzatori, che utilizzano compressori e gas refrigeranti ad alto impatto energetico e ambientale (HFC), la nebulizzazione ha un’efficienza energetica enormemente superiore. Si stima che il consumo di energia sia fino al 75% in meno, un dato che, moltiplicato per centinaia di appartamenti, si traduce in un risparmio colossale per le bollette e per il pianeta.
Al di là del risparmio, questa tecnologia offre una risposta diretta a uno dei problemi più gravi delle nostre città: l’effetto “isola di calore”. L’asfalto e il cemento assorbono i raggi solari durante il giorno e li rilasciano di notte, mantenendo le temperature elevate e rendendo l’aria irrespirabile. Raffreddando attivamente i tetti, che sono tra le superfici che più si surriscaldano, si impedisce l’accumulo di calore, mitigando l’impatto sull’intero microclima urbano. A questo si aggiunge un ulteriore beneficio “Blue": la nebbia cattura polveri sottili, pollini e altri inquinanti, contribuendo a purificare l’aria che i residenti respirano.
Mentre l’Italia fa i conti con estati sempre più roventi, l’esempio che arriva dalla Cina è la dimostrazione che l’innovazione, quando si ispira alla natura, può fornire strumenti potenti, economici e sostenibili per adattarci a un futuro che si preannuncia sempre più caldo.