repubblica.it, 6 luglio 2026
Gli agenti IA usano 136 volte più energia dei chatbot
L’avvento degli agenti IA ha un costo ambientale di rilievo. Una ricerca del Korea Advanced Institute of Science and Technology (KAIST) ha quantificato i costi elettrici di questi sistemi, rivelando che consumano fino a 136,5 volte più energia per singola query rispetto ai chatbot generativi tradizionali.
Il gruppo di ricerca, guidato da Rhu Min-soo, scienziato tra i più noti in Corea del Sud nel campo dell’architettura dei sistemi IA, ha evidenziato come una singola richiesta complessa a un agente di IA arrivi a bruciare mediamente 348,41 wattora di elettricità.
Una richiesta esuberante di energia che risiede nella natura stessa del funzionamento di un agente IA che, per completare un compito, deve rieseguire ciclicamente la propria programmazione, portando a tempi di risposta 153,7 volte più lunghi e lasciando le GPU – chip grafici usati perché eseguono calcoli in parallelo – inattive per oltre la metà del tempo, in attesa di risposte da siti web e da risorse esterne.
Cosa sono gli agenti IA
Gli agenti di intelligenza artificiale sono sistemi in grado di svolgere compiti complessi in autonomia. Possono, per esempio, cercare informazioni, usare strumenti software ed eseguire una sequenza di azioni senza essere guidati passo dopo passo, arrivando anche a prendere decisioni in modo autonomo tra più opzioni disponibili.
Una chatbot, invece, è pensata soprattutto per conversare con l’utente. Riceve una richiesta, genera una risposta e attende l’istruzione successiva. La differenza principale è quindi il livello di autonomia: una chatbot assiste durante una conversazione, mentre un agente IA può pianificare ed eseguire una serie di azioni per portare a termine un compito.
I costi in termini energetici
Se gli agenti IA venissero usati e implementati in modo massiccio, la domanda energetica dei data center potrebbe schizzare fino a coprire circa la metà del consumo medio di energia di tutti gli Stati Uniti, mettendo a serio rischio la tenuta delle reti elettriche mondiali. Un’affermazione che merita un approfondimento, partendo da ciò che sappiamo.
Tra i tanti studi che parlano dei consumi legati alle IA ci siamo concentrati su un rapporto dell’International Energy Agency (IEA) il cui pregio è quello di considerare i consumi con ampio respiro, non relegandoli a uno o all’altro fornitore di infrastrutture IA. Infatti, fanno parte dell’IEA gli stati membri Ue, oltre a Canada, Stati Uniti, Giappone e la Corea del Sud.
I dati del report indicano che, nel corso del 2025, il consumo elettrico dei data center è aumentato del 17% e, stringendo il focus solo sui data center dedicati alle IA, emerge che la domanda di energia elettrica supera la media della crescita di elettricità globale. Non di meno, continua il rapporto, entro il 2030 il consumo elettrico dei data center raddoppierà e quello dei data center IA triplicherà, tenendo anche conto che l’efficienza per singolo task sta migliorando in modo più che sensibile.
C’è quindi un collo di bottiglia rappresentato da chip avanzati, turbine e connessioni alle reti di distribuzione che non tengono il passo con la crescita della domanda di elettricità.
È vero che Big Tech medita sul problema e reagisce con soluzioni non sempre immediatamente praticabili, come testimonia l’idea di Google di costruire data center nello spazio o, più in generale, promuovendo l’uso di energie rinnovabili oppure spingendo per il nucleare. Un tema attuale e stringente che, al momento in cui queste riflessioni sono state fatte, non teneva debito conto delle richieste bulimiche degli agenti IA.
I limiti delle IA potrebbero non essere tecnologici
Alla luce di tutto ciò emergono due aspetti che potrebbero determinare lo sviluppo delle IA in futuro, e non strettamente legati alla tecnologia sottostante.
La letteratura sulle infrastrutture delle IA parla di un potenziale blocco del progresso tecnologico, come evidenzia un rapporto del Research Institute of Economy, Trade and Industry giapponese che profila un (ipotetico) rallentamento dello sviluppo delle IA (deployment speed) dettato dall’impossibilità di soddisfare la richiesta energetica.
Inoltre, rammenta l’IEA, i data center possono creare pressioni sui prezzi dell’energia e, se i costi dovessero aumentare molto, allora usare in modo diffuso le IA e gli agenti autonomi, potrebbe diventare meno conveniente dal punto di vista finanziario.