la Repubblica, 6 luglio 2026
Il mar Mediterraneo invaso da specie ittiche alloctone
L’alieno non arriva da chissà quale pianeta, ma semplicemente dall’altra parte del mondo. Dal Giappone, per esempio, oppure dall’Egitto, dall’Atlantico o talvolta dalla più vicina Grecia. E nelle acque italiane – con la tavola già apparecchiata e le perfette condizioni di caldo – il più delle volte decide di restare per sempre: il problema è l’impatto che potrebbe avere, soprattutto a lungo termine, sia sulla biodiversità che sulle nostre vite.
In questo inizio d’estate italiana bollente sono sempre di più gli avvistamenti, le segnalazioni e le immagini che testimoniano la presenza di specie aliene invasive nei nostri mari. Vale per quelle “nuove” così come per organismi già notati in passato ma che stanno pericolosamente tornando, favoriti o dalle acque calde del Mediterraneo (che a giugno in certe zone ha già sfiorato i 30 gradi ed è a +5 rispetto alle medie del periodo), oppure dalle correnti oceaniche.
Il ritorno delle caravelle portoghesi
Con l’aiuto delle correnti atlantiche, per esempio, al largo della Sicilia sono tornate le caravelle portoghesi: spesso scambiate per meduse, sono in realtà sifonofori, ovvero l’aggregazione di più individui in colonia. Caravelle che non sono strettamente considerate aliene, dato che arrivano da aree subtropicali oceaniche molto vicine come l’Atlantico ed entrano nel Mare Nostrum da Gibilterra, ma che raramente vengono avvistate in Italia. In passato sono state osservate più volte tra Egadi e Eolie e pochi giorni fa è stato registrato un caso di contatto lieve a Stromboli, per fortuna senza conseguenze: le caravelle, con i loro tentacoli urticanti lunghi anche 30 metri, possono in casi estremi essere letali per l’uomo.
Le ricciole giapponesi in Salento
«Soprattutto in questi ultimi anni ci vuole un occhio in più quando si va in mare – spiega Francesco Tiralongo, ricercatore e professore dell’Università di Catania e capo del progetto AlienFish – perché per via delle acque calde cresce la presenza di specie aliene. A volte si tratta di specie che abbiamo imparato a conoscere, come i granchi blu, altre di nuovissime mai viste prima qui, come la ricciola giapponese».
In Salento, negli ultimi due mesi, nelle reti dei pescatori ne sono già finiti due esemplari: sebbene siano pesci amati per il sushi, quelli “giapponesi” ritrovati al largo di Nardò, tipici del Pacifico nord-occidentale, sono lontanissimi dai nostri ecosistemi. «Difficile capire come siano arrivati, forse rilasciati da qualche impianto ittico» ipotizza l’esperto.
Attenzione ai pesci palla maculati
Sempre in Puglia, in passato, sono stati ritrovati anche esemplari del pericoloso pesce palla maculato o dei pesci coniglio. Il primo, avvistato per la prima volta nel 2013 in Italia, è sempre più presente per esempio in Grecia: possiede una potente neurotossina ed è tossico al consumo anche dopo la cottura. I suoi morsi sono dolorosi, così come possono far male le spine dei pesci coniglio (quello scuro e quello striato).
In Sicilia il record di invasioni di nuove specie
Fra le novità più recenti, nella Sicilia «che è una sorta di indicatore delle invasioni italiane» e dove da poco tempo è comparsa la triglia del Mar Rosso, c’è poi la presenza sempre più corposa della sardina golani, anche questa originaria del bacino mediorientale. L’Ispra ha raccontato che negli ultimi tempi sono stati catturati al largo di Lampedusa «oltre 100 esemplari» e ulteriori studi dovranno determinare, nei delicati equilibri degli ecosistemi, cosa comporterà l’invasione.
«Ormai, soprattutto al sud Italia e dalla Grecia che è una sorta di anteprima delle specie che poi arriveranno da noi, per via di acque così calde e habitat favorevoli stiamo assistendo ad una esplosione demografica prima impensabile» aggiunge Tiralongo.
Il pericoloso pesce scorpione
Uno degli aumenti di avvistamenti che preoccupa di più è quello del pesce scorpione, recentemente ritrovato e filmato sia a Santa Caterina in Puglia sia nel ragusano. Le sue spine possono infatti causare punture molto dolorose anche due giorni dopo la morte dell’animale e soprattutto c’è il problema che ha pochi predatori naturali: nutrendosi di pesci e crostacei autoctoni potrebbe quindi modificare l’ecosistema.
«A breve – dice Tiralongo – pubblicheremo un report che si concentra solo sugli ultimi sei anni: è impressionante vedere come alcune specie siano così cresciute nei nostri mari, come appunto il pesce scorpione, ma anche i vari granchi alieni, da quello blu a quello rosso». Tra i parenti del granchio blu che ha stravolto il nord dell’Adriatico già da anni, pochi giorni fa è stato individuato per la prima volta in Sardegna nello stagno di Tortolì un esemplare di granchio blu nuotatore (Portunus segnis) che, per le autorità locali, dovrà essere subito monitorato.
«Insomma, niente allarmismi ma stiamo attenti – chiosa il ricercatore – perché con la crisi del clima ormai bastano anche pochi gradi in più nei mari per ospitare specie nuove in grado di sconvolgere tutto».