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 2026  luglio 06 Lunedì calendario

Ankara, arrestati i manifestanti contrari al summit Nato

La capitale turca Ankara è blindata. In vista del vertice Nato che inizia il 7 luglio, infatti, le autorità locali hanno di fatto messo sotto assedio la città e anche dato il via ad una serie di arresti evidentemente preventivi.
Già da oggi tutte le principali strade sono state chiuse al traffico e la polizia è stata schierata anche agli ingressi delle strade secondarie, paralizzando la circolazione. Gli arresti, iniziati già la scorsa settimana, hanno colpito in particolare avvocati, oppositori politici, studenti, attivisti ambientalisti e giornalisti.
Oggi due croniste, Buse Sotuglu (responsabile della sezione affari internazionali di T24) e Ceren Erdogdu, ( Odav Tv), sono state arrestate nelle loro abitazioni e poste in custodia cautelare per motivi non specificati. L’avvocato di una delle due ha sottolineato di non essere a conoscenza dei motivi di questi provvedimenti. L’unica spiegazione è quella di intimidre l’opposizione. Secondo il quotidiano Cumhuriyet, «decine di persone sono state arrestate» senza alcun motivo. Operazioni simultanee sono state condotte a Istanbul, nella vicina città di Kocaeli e a Izmir (Turchia occidentale, ndr). Tra le persone fermate anche Ezgi Onalan, presidente della sezione di Istanbul dell’Associazione dei Giuristi Contemporanei.
A diversi giornalisti turchi è stato anche negato l’accredito per partecipare al summit dell’Alleanza Atlantica. Già il 23 giugno ben 209 sono state arrestate ad Ankara. L’ufficio del governatore di Ankara ha vietato tutte le manifestazioni fino alla fine del vertice Nato.
È chiaro che si tratta di disposizioni impartite direttamente dal presidente turco Erdogan che punta a non avere incidenti durante lo svolgimento del vertice cui partecipano 32 capi di Stato e di governo, compreso il presidente americano Donald Trump. Non è escluso che in questi giorni Erdogan ponga di nuovo ai leader europei la richiesta di aderire all’Ue. La domanda turca è stata messa in stato di sospensione da diversi anni e dopo l’accelerazione impressa invece all’ingresso dell’Ucraina, da Ankara è ripartito il pressing per riaprire il dossier. Erdogan intende fare leva sull’arsenale militare e sull’esercito di cui dispone. Un modo per provare a barattare la sicurezza del Vecchio Continente con l’adesione all’Unione. Ma i dubbi sollevati dai 27 riguardano proprio il rispetto dei principi fondamentali dell’Ue. E l’ondata di arresti effettuati in questi giorni non può certo facilitare un percorso di ingresso della Turchia nel “club” di Bruxelles.