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 2026  luglio 06 Lunedì calendario

Schwazer positivo all’Epo, i legali puntano sulla provetta «rifiutata» dall’antidoping

«Stiamo esaminando e approfondendo l’effettiva possibilità di far analizzare privatamente la terza provetta di Alex Schwazer in un laboratorio italiano». A confermare la notizia, anticipata nella mattinata di lunedì 6 luglio dall’agenzia Agi, è Gerhard Brandstätter, il legale del marciatore altoatesino che solo poche settimane fa è stato trovato positivo all’Epo in occasione di un controllo antidoping. Quella rilevata in occasione dei Campionati tedeschi di marcia open è la terza positività nella carriera di Schwazer, che da subito ha respinto ogni addebito: «Sono innocente, non ho assunto né Epo né altre sostante vietate. Io questa volta non mi difenderò più. Non ho più la forza e l’energia per farlo» erano state le parole del marciatore in una conferenza stampa convocata subito dopo la diffusione della notizia. La «terza provetta» alla quale fa riferimento il legale è quella conservata da Sandro Donati a margine del controllo in Germania: «Bisogna dar atto al professor Donati di essersi fatto consegnare almeno una terza provetta di urina, la sua innocenza è in questa provetta» raccontò Brandstätter in quell’occasione.
Il campione rifiutato
Quel campione di urina però ha un valore praticamente nullo agli occhi dell’agenzia antidoping: oggi a Colonia ci sarebbero dovute essere le controanalisi sul campione B, ma Schwazer ha chiesto di rinunciare proprio perché la Nada, l’agenzia nazionale antidoping tedesca, ha fatto sapere che non avrebbe proceduto all’esame dell’urina residuale come invece chiesto dallo staff del marciatore: «Chiederemo solo la classica controanalisi a patto che venga analizzata anche l’urina custodita da Sandro Donati» era la condizione dell’oro olimpico di Pechino 2008. Condizione che però non è stata concessa, e che ora spinge il marciatore a volersi muovere privatamente.
A chi rivolgersi
La prova che dovrebbe scagionare l’atleta non può quindi essere presa in esame secondo quanto stabilito dal Codice mondiale antidoping. Da qui l’intenzione di sondare il terreno e procedere ad un’analisi privata: «Bisogna vedere se è tecnicamente possibile e se troviamo qualcuno che lo faccia. Entro le prossime due settimane dovrebbe chiarirsi tutto» spiega ancora Brandstätter. Non si tratta di una questione secondaria o di facile soluzione. Trattandosi di un controllo privato (senza considerare lo stato di conservazione del campione ottenuto da Donati), è complicato trovare strutture accreditate dalla Wada (l’agenzia mondiale antidoping) che si assumano il rischio di sanzioni o sospensioni prestandosi a questa controanalisi non contemplata dal codice. L’intenzione di Schwazer sarebbe quella di appoggiarsi ad un laboratorio o struttura universitaria, al momento ancora in fase di identificazione.