corriere.it, 6 luglio 2026
Asia, sempre più studenti usano gli occhiali smart per barare
Se inizialmente i cosiddetti occhiali smart permettevano di ascoltare musica o telefonare senza bisogno di auricolari, di scattare foto e registrare video senza bisogno di tirare fuori lo smartphone, con l’integrazione dell’intelligenza artificiale generativa si trasformano anche in un piccolo assistente che ci sussurra nell’orecchio – o ci mostra sulla lente – le informazioni di cui abbiamo bisogno. Utile se si sta esplorando una nuova città o se si sta tenendo una conferenza, ad esempio. Ma è un’innovazione che può diventare controversa nel momento in cui si insinua tra i banchi scolastici e universitari. Lo stanno scoprendo per primi i professori e i docenti asiatici, che lavorano in una società a dir poco ossessionata da voti e risultati. E dove gli studenti hanno iniziato a farsi aiutare da quella voce sintetica all’orecchio anche durante gli esami.
La Cnn racconta in un lungo reportage che la situazione sta iniziando a diventare allarmante. Qui il mercato degli smart glass sta letteralmente esplodendo, grazie anche agli onerosi investimenti di colossi locali nel settore, come Xiaomi, Huawei, Alibaba e RayNeo, che provano a farsi spazio rosicchiando quote a Meta, che al momento domina incontrastata. Nel primo trimestre del 2026 le vendite sono cresciute del 96 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A trainare il comparto, la locomotiva Cina. Ma dobbiamo spostarci in Corea del Sud per trovare il primo campanello di richiamo su questa nuova trovata per poter barare negli studi. Per ben due volte in un solo mese sono stati beccati due studenti a copiare dai testi forniti loro dagli occhiali che indossavano durante un esame molto importante, quello per la valutazione delle competenze in lingua inglese, spesso necessario per trovare un posto di lavoro. A Taiwan, invece, un professore ha notato che la montatura degli occhiali di un ragazzo emanava calore: stava cercando di farsi aiutare nell’esame di ammissione a una prestigiosa facoltà di medicina.
Questi dispositivi stanno pian piano diventando sempre più sofisticati, arricchendosi di nuove funzioni mentre l’elettronica viene nascosta sempre meglio nella montatura. Ancora non è immediata l’associazione di sensori fotografici e sistemi di intelligenza artificiale all’interno di un occhiale. E anche se sono stati aggiunti segnali per ben evidenziare quando si sta scattando una foto o registrando un video – un flash si illumina a fianco alla lente – poche persone associano questo «lampo» all’attivazione di un dispositivo elettronico da indossare sul volto. Al tempo stesso, l’AI integrata non è solo lì per ascoltare ciò che chiediamo a voce, ma anche per osservare il mondo dalla stessa prospettiva dei nostri occhi. Un professore dell’università di Hong Kong di scienza e tecnologia (Hkust), Meng Zili, ha condotto un esperimento per capire la reale portata di questi super poteri che uno studente può sfruttare agli esami. Si è infilato gli occhiali e ha guardato il foglio di un esame di ingegneria elettronica. Poi ha chiesto all’AI di svolgerlo: ha ottenuto, in autonomia, un punteggio altissimo, tra i primi cinque della classe. «Dopo aver condotto l’esperimento, sorge spontanea la domanda: quanta conoscenza devono effettivamente memorizzare gli studenti per gli esami, rispetto alla possibilità di consentire loro di utilizzare l’AI durante la valutazione, date le attuali capacità dell’AI?», ha dichiarato Zili alla Cnn.
La soluzione, dunque, non è vietare l’AI – sarebbe impossibile – ma, secondo il professore, capire come integrarla davvero nei percorsi di studio. Per evitare che gli studenti diventino attori passivi del loro stesso percorso universitario. La tendenza, al momento, sembra però essere quella opposta. La Sud Corea e Taiwan stanno valutando, in una discussione tra ministero dell’Istruzione e vari uffici locali, misure che proibiscano dispositivi elettronici, tra cui gli occhiali smart, nelle aule d’esame. Mentre in Cina già quest’anno, durante il difficilissimo esame di ammissione all’università, è stato imposto un controllo di tutti gli occhiali indossati dai 10 milioni di aspiranti studenti.