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 2026  luglio 06 Lunedì calendario

Chi ha paura del voto dei più giovani, in un Paese che ne ha sempre meno e li fa scappare?

La preoccupazione prevalente di chi ha scritto la proposta di nuova legge elettorale è non far vincere gli altri. Non è la prima volta. C’è una lunga tradizione. La storia dei troppi rimaneggiamenti del sistema di voto non è, però, politicamente favorevole ai riformatori dell’ultimo miglio. Ma la pervicacia è tanta, degna di ben altre emergenze. Mai vi è stata, ed è questo il lato oscuro della ricerca spasmodica della più funzionale tecnica di trasformazione dei voti in seggi, tra rappresentatività e governabilità, una approfondita discussione sulla partecipazione che è il vero male senile di una democrazia. 
Il dibattito sulle preferenze è condizionato dal potere di scelta che molti capi dei partiti vogliono tenere per sé, negando ogni forma di più reale competitività tra iscritti e candidati sul territorio. Nemmeno i collegi uninominali piacciono più. Il legame tra eletti e territorio è sempre più sfilacciato. Ci si aspetterebbe che un Paese a corto di giovani venga loro incontro facendoli votare a 16 o 17 anni come accade in quasi tutta Europa, abbassando, di conseguenza, anche il limite d’età dell’elettorato passivo. Niente, è ormai un tabù italiano. Guai a parlarne. Ci stracciamo le vesti per i giovani che fuggono all’estero, ma rifiutiamo di dare loro un po’ di potere politico in più. Al pari dei coetanei europei. 
L’Italia non consente nemmeno, in netta controtendenza con gli altri Paesi europei, il voto a distanza, in un luogo diverso dalla residenza, per gli studenti fuori sede, e sono tantissimi, ma anche per i lavoratori. 
Secondo i dati Istat stiamo parlando di 4,9 milioni di persone che sarebbero costrette a viaggiare per votare. È la battaglia, meritevole, dell’associazione no profit The Good Lobby, di Will Media e della Rete Voto Fuorisede. Una legge delega è stata approvata dalla maggioranza alla Camera nel luglio del 2023, ma poi si è fermata. Una proposta di legge di iniziativa popolare è stata già incardinata al Senato. Ma giace nei cassetti. Le sperimentazioni, in particolare per le Europee del 2024, sono state positive. Lo scorso referendum non ha però previsto il voto dei fuorisede. A questo punto occorre rispondere a questa domanda. Chi ha paura del voto dei più giovani in un Paese che ne ha sempre meno e li fa scappare?