Corriere della Sera, 6 luglio 2026
La Uefa e la squalifica revocata a Balogun: «Superata una linea rossa»
diplomazia. È lecito anche parlare di amicizia tra Gianni Infantino – presidente della Fifa – e Donald Trump. Ma il caso Balogun sfocia nel campo da calcio, per certi versi falsa la competizione più importante che esista nel mondo del pallone (il Mondiale) e rischia di creare un «precedente pericolosissimo», parole del nuovo presidente della Figc, Giovanni Malagò. Ancora più dura la Uefa che con una nota ufficiale sostierne che «è stata superata una linea rossa» e che «la certezza delle regole non è più garantita».
Una decisione che ha del clamoroso, un unicum nella storia del calcio in un contesto di tensione globale che fa della Coppa del Mondo negli Stati Uniti (e in Canada e Messico, nazioni ospitanti che hanno perso le rispettive squadre ai sedicesimi) un’immagine pop di dinamiche più radicate.
Le premesse sono dunque d’obbligo, pur ricordando che il caso in un modo o nell’altro avrà un suo epilogo (sempre che ci sarà spazio per un dietrofront, ipotesi più che remota) dal momento che Belgio e Stati Uniti si sfideranno questa notte italiana alle 2. Tempistiche, anche queste, che fanno storcere il naso. Balogun, attaccante statunitense in passato associato anche a diversi club italiani, era stato espulso nella notte tra mercoledì e giovedì durante i sedicesimi contro la Bosnia sul punteggio di 1-0 per Team Usa.
Episodio che non ha compromesso il passaggio del turno degli americani, capaci anche di trovare il secondo gol nel finale. Balogun aveva segnato il gol del vantaggio ed era poi stato cacciato dall’arbitro brasiliano Claus per intervento su Muharemovic (difensore del Sassuolo) con intervento del Var.
Stati Uniti senza il loro attaccante agli ottavi contro il Belgio. Prima che Infantino e Trump calassero l’asso del loro rapporto, e della loro influenza.
Gli attestati di stima tra il numero 1 della Fifa e il presidente degli Stati Uniti hanno caratterizzato gli ultimi anni di avvicinamento al Mondiale.
Nel gennaio 2025, i due si erano incontrati a Mar-a-Lago, in Florida, in vista dell’imminente insediamento di Trump alla Casa Bianca. Un faccia a faccia con vista sul Mondiale per Club 2025, organizzato sempre negli Stati Uniti, una sorta di laboratorio verso il Mondiale di quest’anno.
In occasione del sorteggio della Coppa del Mondo, a dicembre, Infantino aveva consegnato a Trump il primo Fifa Peace Prize, un premio istituito (ad hoc?) per celebrare le «azioni eccezionali e straordinarie volte promuovere la pace e l’unità nel mondo». Non stupisce, dunque, che il presidente degli Stati Uniti abbia fatto leva sul rapporto con Infantino per provare a riabilitare Balogun negli ottavi contro il Belgio.
Trump ha telefonato direttamente all’amico. Ma non solo: stando a quanto riporta la Bild, ci sarebbe stata un’intensa attività di lobbying che avrebbe coinvolto, oltre ad Andrew Giuliani – capo della task force per la Coppa del Mondo alla Casa Bianca -, il segretario al Commercio Howard Lutnick, dirigenti della federazione calcistica statunitense e un team di avvocati incaricato di presentare ricorso alla Fifa. Parallelamente sarebbero stati raccolti elementi sull’arbitro brasiliano Raphael Claus, autore dell’espulsione, mentre il dossier veniva esaminato dagli organi disciplinari della Fifa.
Il Belgio, dal canto suo, ha inviato una lettera alla Fifa e deve ora preparare le proprie argomentazioni per contestare la decisione. Ma è una corsa contro il tempo. La posizione belga, agli occhi della Federazione internazionale, è debole. La vicenda ora pare assumere i contorni politici. Una trasposizione delle attuali tensioni tra Bruxelles (capitale del Belgio...) e la Casa Bianca, tra l’Unione Europea e Trump, con il calcio portatore di istanze più alte.
Nel Mondiale in cui gli occhi erano tutti sull’Iran, ecco che il vero caso riguarda i rapporti tra l’Europa e Donald. Nel vecchio continente è compatto il coro di dissenso verso la decisione della Fifa.
In Belgio si è espresso anche il governo, nella persona di Jacqueline Galant, Ministro dello Sport: «La vera forza sta nel vincere con il fair play e rispettando tutte le regole. Questo è ciò che farà il Belgio domani».
Malagò ha parlato a Rai Radio 1: «Strana storia, mi è sembrata un’assurdità. È inutile che ce lo raccontiamo, è una decisione che ha un evidente sapore politico».
Il comunicato duro della Uefa
Anche la Uefa è intervenuta con un comunicato: «La decisione di ieri ha oltrepassato il limite. Il calcio, come ogni altro sport, si fonda su regole che costituiscono la base per una competizione leale, onesta e trasparente. A volte le regole possono prestarsi a interpretazioni; in questo caso, no. La squalifica automatica minima di una giornata dopo un cartellino rosso non è un’opzione discrezionale e non richiede la decisione di un organo competente per essere applicata. Si tratta di un principio sancito dai regolamenti, che non ammette eccezioni, tanto meno nel corso di un torneo in cui diversi altri giocatori si sono trovati nella stessa situazione e hanno regolarmente scontato la squalifica. Quando la certezza delle regole non è più garantita da chi è preposto a tutelarle, l’integrità del gioco è a rischio e la credibilità della competizione ne esce compromessa. Allo stesso modo, una simile decisione crea un precedente all’interno del torneo in corso: situazioni analoghe richiederanno ora un trattamento paritario, a scapito della competizione stessa».
Blatter duro con la Fifa
Contro la Fifa è intervenuto anche il suo ex presidente, Sepp Blatter, che in 17 anni di guida della Federazione ne ha combinate di ogni (elezioni controverse, tangenti, accuse di corruzione) ma mai era intervenuto in un caso così concreto durante un Mondiale: «Se un presidente degli Stati Uniti interviene presso il presidente della Fifa e un giocatore viene improvvisamente scagionato prima di una partita a eliminazione diretta dei Mondiali, la domanda è inevitabile: dove stai andando, Fifa?».
I precedenti
Scavando nella storia del calcio, non si trovano episodi simili. Nell’edizione del 1962, il brasiliano Garrincha giocò la finale con la Cecoslovacchia dopo essere stato espulso nella semifinale con il Cile ma non fu squalificato: il sistema dei cartellini non era quello attuale e l’arbitro sostenne di non aver visto il fallo, segnalato dal guardalinee. Il fischietto che ha estratto il rosso a Balogun ha invece rivisto a lungo l’episodio al Var.
La posizione degli Usa
E gli Usa cosa dicono? Il tecnico Maurizio Pochettino si difende così: «Non ci sarebbe mai dovuto essere un cartellino rosso. Non è che ci poniamo come vittime, ma non siamo noi i cattivi della situazione». Un arroccamento debole, buono potenzialmente in ogni partita di calcio del pianeta. Stanotte contro il Belgio non sarà solo calcio. Gli Stati Uniti cercano i quarti e sognano, a fine partita, di intonare tutti insieme il brano country diventato inno non ufficiale del mondiale di Team Usa: «Contry roads, take me home» di John Denver. Chissà se Infantino ha già imparato il testo a memoria.