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 2026  luglio 06 Lunedì calendario

I diritti e la Carta inattuata

Singolare destino quello della Costituzione italiana. Ha quasi ottant’anni e resiste bene. La Costituzione tedesca, di poco più giovane, e con numerosi articoli «eterni», cioè immodificabili, è stata modificata tre volte di più di quella italiana. Tuttavia, alcune forze politiche, a sinistra, si propongono di costituire una «alleanza per la Costituzione», in qualche modo appropriandosene, come se la Costituzione non fosse di tutti.
Ancora più singolare la circostanza che quelle stesse forze politiche, quando erano al governo, non si siano preoccupate di dare attuazione piena a molte promesse della Costituzione che risultano ancora inattuate o solo parzialmente attuate, come la parità di genere, il dovere di lavorare per il progresso materiale o spirituale della società, la promozione delle autonomie locali, il diritto di asilo, la funzione rieducativa della pena, il diritto allo studio e il riconoscimento del merito, l’ordinamento interno dei sindacati su base democratica, la riserva di attività economica alle comunità di lavoratori ed utenti, l’accesso del risparmio popolare ai grandi complessi produttivi del Paese, l’accesso ai pubblici uffici per concorso pubblico. Ci si può chiedere perché quelli che fanno della Costituzione una bandiera non si siano in passato impegnati ad attuarla o non propongano oggi leggi di attuazione delle promesse costituzionali non mantenute.
In assenza di questi passi, l’invocazione della Costituzione assomiglia a quei drappi che vengono sbandierati nelle prime file dei comizi, nelle piazze: serve a coprire un vuoto di programmi, o l’incapacità di spiegare che cosa si vuole, o a nascondere la difficoltà di mettersi d’accordo.
L’altra vicenda singolare che riguarda la Costituzione è quella delle reazioni all’affermazione del presidente del Consiglio relativa alla presidenza della Repubblica. La Costituzione prevede che possa essere presidente della Repubblica qualunque cittadino italiano che abbia superato i cinquant’anni, goda dei diritti civili e politici ed abbia la maggioranza di due terzi del Parlamento in seduta comune, integrato da 3 rappresentanti delle regioni (e, dalla quarta votazione, la maggioranza assoluta). La Costituzione inoltre stabilisce il principio di eguaglianza, cioè che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Quindi, l’ipotesi che una persona di destra possa accedere alla carica di presidente della Repubblica, se presenta i requisiti richiesti, è un truismo, cioè un’affermazione talmente evidente che enunciarla è persino superfluo. Coloro che ne dubitano dovrebbero ricordare una frase attribuita a Voltaire, che ne riassume comunque il pensiero: «non approvo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo».
Si può obiettare che l’accesso di un rappresentante di una forza politica maggioritaria in Parlamento alla presidenza della Repubblica produrrebbe un «continuum» maggioranza popolare – maggioranza parlamentare – governo – presidente della Repubblica, e potrebbe di fatto trasformare la Repubblica parlamentare in una Repubblica presidenziale. È un’ipotesi che fu considerata da un grande giurista socialista in una lunga lettera del 15 dicembre 1958 a Giovanni Gronchi, allora presidente della Repubblica, in termini adesivi. Ma il partito di maggioranza relativa che ha dominato la politica italiana almeno fino al 1994, ha quasi sempre avuto la saggezza di inviare al Quirinale appartenenti ad altri partiti, come De Nicola, Einaudi, Saragat, Pertini, oppure persone che, pur appartenendo alla Democrazia cristiana, non facevano parte della corrente più importante di quel partito, come Gronchi, Leone, Cossiga, Scalfaro.
L’altra preoccupazione costituzionale nel dibattito politico odierno è quella che chi va al governo occupi posti che dovrebbero essere aperti a tutti, con un sistema di patronato politico. C’è da chiedersi perché nell’ultimo decennio dello scorso secolo furono aperte le porte al sistema delle spoglie, e perché nessuno abbia fatto un tentativo, nel quarto di secolo successivo, per ristabilire il principio costituzionale del merito e l’accesso mediante concorso ai posti pubblici.
Tutta questa materia dovrebbe essere oggetto di discussione pubblica, mentre oggi questa si riduce alla negazione dell’altro, come dimostrato dalla recente vicenda della commissione parlamentare di vigilanza della Rai. Questo aumenta la distanza della politica dal Paese.