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 2026  luglio 06 Lunedì calendario

Fedriga, ipotesi sindaco a Trieste

Massimiliano Fedriga guarda all’orizzonte e ragiona sul suo futuro. Elettori permettendo, il dilemma è: meglio buttarsi nella corsa a sindaco di Trieste (il forzista Roberto Dipiazza è arrivato al termine del secondo mandato) o riprendere la via di Roma, dove è già stato giovane capogruppo della Lega alla Camera (dal 2014 al 2018), per un incarico di rilievo nel futuro governo, se il centrodestra dovesse rivincere le elezioni, o nel partito per l’eventuale post Salvini?
È bastato che il presidente del Friuli-Venezia Giulia accennasse in pubblico, rispondendo ad una precisa domanda, alle ipotesi su «cosa farà da grande?» perché nel mondo della politica e degli osservatori si scatenasse la curiosità. Normale, se si pensa da un lato che Fedriga è uno dei leghisti dell’ala nordista con più peso, subito dopo o insieme a Luca Zaia, ed è da tempo su posizioni di fronda rispetto alla leadership e alla linea politica ufficiale; e dall’altro, che il suo addio alla presidenza della Regione (non essendo possibile, al momento, un terzo mandato) ha già scatenato l’appetito dei partiti alleati, e di Fratelli d’Italia in particolare.
«Sono tutti e due problemi di cuore – ha spiegato il governatore nelle vesti di Amleto –. Se dovessi scegliere cosa mi piacerebbe fare operativamente, non c’è dubbio che sceglierei la città perché mi piace la parte amministrativa, è molto più operativa». Ma ha subito aggiunto: «È chiaro però che, se la mia forza politica avrà bisogno, non posso negarmi».
Le opzioni sono tutte aperte e il nodo sarà sciolto molto probabilmente solo in autunno. A Trieste si vota nella primavera prossima, prima delle Politiche. Per la corsa a sindaco (che lo vedrebbe favoritissimo), si può decidere a fine anno o addirittura entro gennaio. C’è tutto il tempo di vedere cosa succede a livello nazionale. Dove le incognite sono tante: dalla tenuta del centrodestra al destino della Lega passando per l’ascesa di Roberto Vannacci che impatta in buona parte sulle altre due incognite. Se le condizioni fossero tali da non lasciar intravedere la possibilità di avere un ruolo di un certo tipo nella Capitale (un ministero), l’opzione Trieste acquisterebbe più peso e non sarebbe in conflitto con la possibilità di giocare una parte anche nella ridefinizione dei vertici della Lega d’intesa con Zaia (mentre non sarebbe compatibile, per legge, con uno scranno in Parlamento).
L’esperienza alla guida della Regione (la scadenza è nel 2028), se non interverrà una legge ad hoc per un altro mandato, è arrivata al termine. E qui si scorgono le avvisaglie di una partita dentro il centrodestra. Fratelli d’Italia, più o meno apertamente, rivendica la poltrona (in pista Walter Rizzetto e Luca Ciriani). Ma tra due anni andrà al voto anche la Lombardia oggi leghista che Salvini ha scambiato con il Veneto pochi mesi fa (il via libera alla candidatura di Alberto Stefani è frutto di un accordo per il post Attilio Fontana, anche se i leghisti lombardi non vogliono saperne).
C’è, però, una complicazione politica. Potrebbe essere difficile schierare un esponente di FdI in due Regioni del Nord nella stessa tornata. Per la Lega non è sostenibile (considerato che il Piemonte è a guida Forza Italia). Il braccio di ferro è sicuro.