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 2026  luglio 06 Lunedì calendario

Puglia, Decaro contro chi vieta il cibo al sacco in spiaggia

A Vieste, perla del Gargano, c’è chi è arrivato persino a mangiare di nascosto, quasi furtivamente. Sotto l’ombrellone e lontano dagli occhi (quanto mai severi e attenti) dei gestori degli stabilimenti balneari. Perché da queste parti – ma succede anche nel Salento e sulla costa barese o tarantina – vige ormai una regola non scritta e contraria a ogni tipo di buonsenso: se sei in un lido privato non puoi portare cibo e bevande dall’esterno o da casa. Nell’estate 2026 della Puglia non è scoppiata solo l’afa ma anche la «guerra della parmigiana» o, se preferite, «la guerra della focaccia».
Da un lato le associazioni dei consumatori e i bagnanti, specie le famiglie, che proprio non ne vogliono sapere di sottostare ai prezzi, alle stelle, dei bar e dei ristoranti degli stabilimenti balneari e che si aggiungono ai rincari per lettini e ombrelloni. Per un semplice panino si spendono almeno 5-6 euro. Dall’altro lato ci sono le associazioni di categoria degli operatori turistici e balneari che invece non consentono, in base a fantomatici regolamenti interni, l’accesso con borsoni carichi di cibarie, bevande e piatti della domenica (preparati a casa) perché lo considerano «un danno economico e d’immagine».
E così la polemica con vista mare è subito servita, tanto da diventare anche politica. E non solo perché qui, nel tacco d’Italia, la focaccia o la tiella di pasta al forno in riva al mare sono sacre. Ci pensa il presidente della Regione Antonio Decaro (eletto col Pd a novembre scorso) a intervenire tuonando con un video sui social e riprendendo una delle tante storie raccontate dal Corriere del Mezzogiorno e arrivata proprio da Vieste: la 35enne Rosaria costretta con i suoi due bambini a nascondere bene i panini nel borsone per sfuggire ai controlli dei titolari del lido.
«Leggo con stupore – è l’affondo di Decaro – le parole di Assoturismo. Si parla d’immagine danneggiata se qualcuno osa consumare un panino o della focaccia portata da casa in un lido privato. Io credo che non ci siamo proprio: già il costo degli ombrelloni e dei lettini è esorbitante. Ma poi nel nome di un presunto decoro, possiamo chiedere a chi sceglie uno stabilimento balneare di mangiare solo ed esclusivamente all’interno del bar e del ristorante di quello stabilimento?». Una domanda chiaramente provocatoria e alla quale il governatore risponde con regole scritte ricordando l’apposita ordinanza balneare della Regione che consente ai bagnanti di introdurre e consumare alimenti e bevande propri sulle spiagge, comprese su quelle affidate in concessione. «Le regole in Puglia sul decoro ci sono già dal 2019: è vietato in spiaggia utilizzare plastica monouso. Quindi – avverte Decaro – chi porta cibo da casa può utilizzare soltanto posate e stoviglie biodegradabili. Il resto sembra soltanto un modo “elegante” per dire: “consumate da noi o niente”».
Intanto sul versante opposto della Puglia, il Salento, il salasso è su lettini e ombrelloni. Secondo l’Adoc il 2026 registrerebbe un aumento medio del 25,39% e in alcune zone, quali le marine di Porto Cesareo e Nardò, anche del 50%. L’associazione dei consumatori ha esaminato le tariffe di luglio notando un forte rincaro in appena cinque anni. Tra il 2021 e il 2026 il prezzo è passato da 25,32 euro a 31,75 euro per due lettini e un ombrellone.