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 2026  luglio 04 Sabato calendario

Un’App per ricostruire la memoria ferita. La Bosnia prova a custodire il passato

Non c’è niente che ricordi quello che è accaduto lì, che indichi il luogo esatto, tra gli alberi del bosco. Nessun segnale, nessun memoriale che informi chi passa ignaro. Sulla cima della grande collina di Crni Vrh, nei pressi di Zvornik, Bosnia orientale, come pure in un centinaio di altri siti che in tutto il Paese, sono stati luoghi di detenzione, tortura o eccidio durante la guerra tra il 1992 e il 1995, manca una qualsiasi traccia fisica di commemorazione.
È perché forte resta l’opposizione delle istituzioni a una segnalazione oggettiva e inclusiva della memoria, ad autorizzare cippi e monumenti, e dove qualcosa di temporaneo sorge, ci pensano i vandali a spazzarla via. Così è stato, almeno fino a oggi. Ora, dal primo luglio, la tecnologia più innovativa prova a cambiare le cose, costruendo nel mondo virtuale ciò che manca e non si può costruire nel mondo reale. Il progetto si chiama “Virtual Memories” e, attraverso un’app, impiega la realtà aumentata per permettere di vedere sullo schermo del cellulare un monumento commemorativo in 3D che non c’è, là dove invece dovrebbe trovarsi. Con il sostegno finanziario della Delegazione dell’Unione Europea nel paese, l’iniziativa è stata curata e appena presentata dalla sezione bosniaca del Balkan Investigative Reporting Network (Birn Bosnia), rete di Ong che promuove diritti umani, libertà di espressione e valori democratici nella regione. Nella mappa online, tra una cinquantina di luoghi in cui sono stati commessi crimini di guerra ma che restano privi di lapidi o segnaletica, compare anche la grande collina di Crni Vrh, con il suo memoriale virtuale. Le famiglie delle vittime e degli scomparsi lo aspettano dal 2003, da quando sul posto è stata rinvenuta una delle più grandi fosse comuni della Bosnia, quaranta metri di lunghezza, cinque di larghezza, tre di profondità, un’enorme buca da cui sono stati esumati 629 corpi di civili bosgnacchi, uomini, donne e bambini, uccisi dalle forze serbo-bosniache nelle prime campagne di pulizia etnica del 1992. Per ciascun sito mappato, l’app fornisce un’articolata serie di informazioni, basate su fatti accertati in tribunale, testimonianze video di sopravvissuti e familiari delle vittime, documenti e fotografie d’archivio, oltre che sulla documentazione fornita dall’International Commission on Missing Persons (Icmp) dell’Aia, con cui Birn ha firmato un protocollo d’intesa. L’obiettivo è quello di contrastare la resistenza istituzionale alla commemorazione inclusiva e combattere il revisionismo, per promuovere un approccio al ricordo che includa le voci di tutte le vittime, non solo per chi è stato ucciso e per chi è sopravvissuto. Ma anche per i ragazzi e le ragazze della Bosnia-Erzegovina che crescono e studiano in un sistema educativo separato, respirando divisioni profonde, nella cultura della memoria e nella vita quotidiana. A più di trent’anni dalla fine della guerra, il Paese non ha ancora adottato una strategia statale per la giustizia di transizione né dispone di un approccio sistematico ed equo alla commemorazione, tra celebrazioni selettive delle vittime e negazione dei crimini di guerra. Niente di promettente per un Paese che ancora non trova pace e dove ora, a conservare il ricordo, ci prova anche un’app.