Il Messaggero, 4 luglio 2026
Carburanti, stop al taglio sulle accise. Per gli sconti spesi oltre 2 miliardi
Il prezzo del petrolio cala, ma da oggi il pieno alla pompa sarà più caro. È scaduto ieri a mezzanotte lo sconto sulle accise. Il taglio su benzina e gasolio, considerata anche l’Iva, valeva 6,1 centesimi di euro al litro ed era in vigore da ormai quasi quattro mesi. Un pieno alla pompa costerà 3,05 euro in più, ha calcolato il Codacons.
Complessivamente, gli interventi sulle accise sono costati fin qui circa 2 miliardi di euro alle casse pubbliche. Le associazioni dei consumatori chiedono al governo di rinnovare lo sconto, ma il taglio non è sostenibile per i conti pubblici. Il ministro delle Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, prende tempo e spiega che il governo valuterà l’evolversi della situazione nello Stretto di Hormuz. La crisi però sembra rientrata e secondo gli analisti le quotazioni del Brent, indice di riferimento per l’Europa, potrebbero scendere a breve a quota 60 dollari.
Ieri, secondo l’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, il prezzo medio nazionale in modalità self service si attestava a 1,803 euro al litro per la benzina e a 1,882 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale i prezzi si attestavano su livelli più elevati: il costo medio della benzina self ha raggiunto venerdì 1,894 euro al litro, mentre quello del gasolio ha toccato quota 1,968 euro al litro.
Da oggi, come già ampiamente annunciato dal governo, anche in linea con le raccomandazioni dell’Ue, i prezzi dei carburanti torneranno però a essere gravati dall’imposta diretta, senza più sconti. Il gasolio potrebbe tornare a superare i due euro al litro. Urso non chiude del tutto all’ipotesi di una proroga, pur restando prudente: «Valuteremo quello che è accaduto e quello che potenzialmente potrà accadere alla luce anche dei negoziati che sono in corso per sbloccare del tutto la navigazione nello Stretto di Hormuz». Insomma, il governo continuerà a monitorare la situazione.
Nel frattempo, per gli analisti di Citi, citati da Bloomberg, le quotazioni del Brent potrebbero presto scendere a quota 60 dollari, sempre a patto che la tregua a Hormuz si consolidi.
Il Codacons avvisa: «Senza sconto sulle accise il prezzo medio del gasolio sale a 1,94 euro al litro sulla rete ordinaria e a 2,02 euro al litro in autostrada. La benzina sale in media a 1,86 euro al litro e a 1,95 euro in autostrada». L’associazione sottolinea come la crescita dei listini alla pompa sarà immediata e che, paradossalmente, avverrà nonostante il crollo verticale delle quotazioni petrolifere. Il Brent è passato dai 95 dollari al barile di inizio giugno a circa 70 dollari, con un deprezzamento del 25% circa. Anche l’Unione nazionale dei consumatori chiede al governo una nuova proroga: «Il governo deve rinnovare lo sconto, chi si metterà in viaggio oggi per il weekend subirà una stangata», ha affermato Massimiliano Dona, presidente dell’Unc.
Intanto i gestori dei distributori di carburanti hanno proclamato lo stato di agitazione e si dicono pronti allo sciopero se il disegno di legge di riforma del settore dei carburanti «rimarrà nei cassetti del Mimit». Faib e Fegica in una nota hanno denunciato «i ritardi del Mimit nel portare in approvazione del cdm il testo del Ddl faticosamente messo a punto e condiviso da tutti gli operatori», e ricordano che la «riforma non solo è di interesse del settore, compagnie petrolifere e retisti compresi, ma consente un riassetto della rete in grado di incidere in modo strutturale e significativamente anche sul prezzo al pubblico dei carburanti».