il Fatto Quotidiano, 4 luglio 2026
Polemiche in maggioranza per il ddl sulle intercettazioni
Rischia di andare in scena sulle intercettazioni il primo vero incidente nella maggioranza in tema giustizia. Sfidando la contrarietà di Forza Italia, Fratelli d’Italia ha presentato un emendamento – anticipato nei giorni scorsi dal Fatto – per ampliare l’utilizzabilità delle conversazioni captate durante le indagini, andando incontro alle richieste del procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo. Una mossa che è fumo negli occhi per i berlusconiani, pronti, se la proposta passasse, a votare contro l’intero provvedimento in cui verrebbe inserita: il decreto-legge su giustizia e immigrazione varato a inizio giugno, attualmente in discussione al Senato.
La vicenda ha inizio il 20 aprile, quando Melillo scrive al ministro della Giustizia Carlo Nordio, al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e alla presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo, segnalando l’effetto “grave e allarmante” di una norma introdotta nel 2023 su input proprio di Forza Italia: il divieto di usare i risultati delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per cui sono state autorizzate, escluse le indagini su reati per cui è obbligatorio l’arresto in flagranza. Una novità che ha causato un “sostanziale arretramento dell’efficacia dell’azione di contrasto” ai clan, denuncia il pm, chiedendo al governo una marcia indietro. I meloniani si dichiarano “sensibili” all’appello, mentre dagli azzurri arriva una chiusura netta. Nordio apre a un “affinamento della normativa” ma prende tempo, chiedendo di fornire dati più precisi; il magistrato replica con un lungo elenco di reati per cui non è più possibile usare come prova i nastri acquisiti in altre inchieste.
Negli ultimi giorni quindi, con il via libera della premier Giorgia Meloni, FdI decide di accontentare Melillo sfruttando il decreto in conversione. A spingere è il sottosegretario meloniano alla Giustizia, Alberto Balboni, con l’appoggio del capo di gabinetto di Nordio, il magistrato Antonello Mura. L’idea iniziale è di presentare un emendamento governativo, ma giovedì, in un vertice al ministero sul tema, il viceministro azzurro Francesco Paolo Sisto si oppone e arriva allo scontro aperto con Balboni. Così l’iniziativa viene lasciata ai parlamentari: i senatori Gianni Berrino e Costanzo Della Porta presentano in commissione un emendamento preparato da Colosimo, che con Melillo ha un rapporto collaudato. La proposta estende moltissimo l’utilizzabilità dei dialoghi, ampliandola a tutti i reati di competenza delle procure antimafia: un modo per “salvare” in particolare le indagini sui delitti con aggravante mafiosa, oggetto principale delle preoccupazioni del procuratore.
In Forza Italia, però, la fuga in avanti è stata vissuta come un grave sgarbo. Che alimenta una tensione già alta, dovuta alla melina di FdI e Nordio sui provvedimenti spinti dagli azzurri: le riforme della prescrizione e del sequestro degli smartphone, ferme da oltre due anni dopo il via libera di un ramo del Parlamento. I berlusconiani accusano gli alleati di volersi riposizionare sulla giustizia dopo la sconfitta al referendum: “Dobbiamo chiarire se il programma di governo lo scrive Nordio o Melillo”, è il ragionamento off the records. Nessuno però apre ancora la crisi in chiaro: la speranza è che l’emendamento sia dichiarato inammissibile per estraneità all’oggetto del decreto, in cui non si parla di intercettazioni. Se così non fosse, diventerebbe decisivo il parere del governo: per Forza Italia un via libera di Nordio equivarrebbe a un tradimento, visto che, ricordano gli azzurri, lui stesso diede parere positivo all’emendamento del 2023 con cui si introdusse la stretta.