Specchio, 5 luglio 2026
Intervista a Mara Maionchi
«Avevo 18 anni. Non volevo studiare così mio padre mi disse: “chi non studia, lavora": ho scelto la seconda opzione. Stenodattilografa in una società di spedizioni internazionali poi in un’azienda di prodotti antiparassitari per l’agricoltura e in una ditta di sistemi antincendio». Sono passati più di settant’anni e Mara Maionchi è un’icona della tv, dopo essere diventata la prima donna a ricoprire un ruolo importante nella discografia italiana. Decisa, ironica e dalla risata inconfondibile (risuonerà spesso anche nel corso dell’intervista), in questa seconda vita è stata giudice, opinionista, coach, concorrente, ospite fissa, commentatrice in programmi che vanno da X Factor a Che tempo che fa.
A 85 anni vive un’eterna giovinezza. Come fa a essere così trasversale nel successo con il pubblico?
«Guardi non lo so, non me ne capacito, forse sono simpatica. Non ho mai pensato di avere doti particolari. Non ho fatto niente, a parte essere me stessa. So che mi fa un piacere immenso quando qualcuno mi ferma, specie i giovanissimi. Ci crede che mi fermano i quindicenni? Ma cosa gli interessa di una vecchia, mi chiedo…».
Qual è il suo segreto di longevità?
«Il lavoro e la necessità di mantenere la mente allenata».
Ha pubblicato “Dove ho lasciato le chiavi?”, con Manuela Mellini, edito da Rizzoli: un percorso di enigmi, giochi e attività per tenere in allenamento il cervello. Perché questo libro?
«Con Rizzoli ho una lunga storia, prima come responsabile promo degli artisti e poi per la pubblicazione della mia biografia Non ho l’età. La mia editor, Marina Mercuriali ha affidato la parte dei giochi a Manuela e ne è nato questo libro di, spero, spensieratezza».
Con parole crociate, rompicapi e sudoku come se la cava?
«Sono una…si può dire? P*ppa. Mi cimento con l’aiuto del Salli, mio marito, spero torneremo da Forte avendo risolto almeno i livelli base. L’enigmistica è sempre stata una passione di mia madre, Emilietta la Sanguinaria. Ha fatto le parole crociate fino a 95 anni ed era una bomba. È morta a 99 quando si è dichiarata “stüfa” di campare».
Perché "la Sanguinaria”?
«Perché metteva se stessa al centro dei suoi pensieri, reputava di dover star bene e “difendersi” dalle beghe, da quello che oggi chiamiamo stress. Era indipendente e autonoma e queste due cose le ho imparate da lei come dalle altre donne di famiglia. Infatti, la mia frase preferita è «mi vu», in milanese “io vado” libera!».
Cos’altro ha ereditato da lei?
«Speravo di uscirne indenne invece credo di aver preso il suo carattere, in particolare la sua testardaggine».
Com’era da piccola e cosa sognava di diventare da grande?
«Non sognavo molto, ero così pragmatica che a 6 anni ho firmato la mia prima pagella visto che il mio babbo era in viaggio! D’altronde diceva “firma del padre o di chi ne fa le veci". L’unica cosa che desideravo davvero era lavorare a Milano e, dopo due anni dal primo impiego ci sono riuscita».
Come si è avvicinata al mondo discografico?
«Ho iniziato alla Ariston come ufficio stampa con l’ormai noto annuncio sul Corriere della Sera, ma erano altri tempi! Ornella Vanoni e Mino Reitano i primi artisti che ho seguito».
Poi si sono aggiunti tanti altri grandi della canzone italiana. Ci racconta alcuni aneddoti e curiosità.
«Gianna Nannini un giorno mi fece così arrabbiare che detti una pacca sulla scrivania di vetro che si incrinò immediatamente (me la sostituirono perché era pericoloso). Con Lucio Battisti andammo al supermercato e una ragazza gli disse «scusa sei Lucio Battisti» e lui “Magari!»” Quella di Adriano Pappalardo che ho preso a cinghiate ormai è storia, mi aveva davvero fatto girare le balle... A Ornella scrissi le parole sulle mani per paura che non ricordasse il testo di La musica è finita a Sanremo (spoiler: se lo ricordò)».
Con lei c’era un rapporto speciale.
«Era intelligente, colta, divertente. Non solo. Molto capace e sensibile. Il periodo in cui ho lavorato con lei è stato il momento più chic della mia vita. Spesso le regalavano i vestiti perché era una star, li metteva una o due volte poi me li dava e io facevo l’elegantona».
Cos’ha perso o guadagnato il mondo musicale di oggi?
«È cambiato e mi sento inadatta a seguirlo, mi sembra si consumi tutto molto velocemente e che spesso il racconto di un “successino” sia troppo magnificato. I passi giusti al momento giusto, anche se l’opportunità arriva presto, sono la chiave del durare».
Qual è la qualità che riconosce subito in una persona?
«La comunicatività, quella capacità “cruda” di arrivare nonostante i mezzi, lirici o musicali stretti. A quello si arriva lavorando coi professionisti ma la capacità di comunicare ce l’hai o no».
Del panorama musicale italiano chi le piace?
«Dunque, ascolto poco ma trovo brave tante donne come Elodie, Annalisa, Dito nella Piaga, Miss Keta e devo dire che ancora mi emoziono se ripenso al duetto di Alfa con Vecchioni a Sanremo due anni fa. Che ragazzo fresco!».
Il 2026 è un anno speciale per lei: ha compiuto 85 anni e festeggiato i 50 anni di matrimonio con suo marito, Alberto Salerno, famoso paroliere e produttore discografico italiano. Tra le tante canzoni che ha scritto suo marito “Donne” di Zucchero. L’espressione “donne controcorrente” è riferita a lei. Che cosa vuol dire?
«Penso di esserlo stata perché non mi sono mai soffermata molto su quello che ci si aspetta da una donna come categoria di genere ma solo da quello che ci si aspettava da me come moglie, madre, professionista».
Perché chiama suo marito per cognome?
«Perché non siamo mica parenti! Ma poi cos’è tutta questa confidenza? Ci stupiamo anche noi di essere arrivati fin qui, ci siamo arrivati giorno per giorno mettendoci anche un po’ in dubbio sulle azioni ma senza tentennare mai sul nostro profondo affetto. E poi ci siamo molto perdonati, diciamolo».
Se la sua vita fosse una canzone, quale sarebbe il ritornello?
«Que será, será...».
C’è qualcosa che la entusiasma come quando aveva vent’anni?
«Stare con i giovani e lavorare. Il lavoro mi salva, non ci rinuncerei per nulla al mondo, mi dispiace un po’ pensare che potrebbero non chiamarmi più perché posso dire che il lavoro mi tiene attiva e viva».
Qual è una paura che non è mai riuscita a eliminare?
«Quella dei serpenti, mi vengono i brividi al solo pensiero, ho spaventato persino i marocchini con una mia reazione esagerata nella piazza di Marrakech durante Quelle Brave Ragazze. Secondo me hanno pensato che fossi matta. Poi, oggi, mi fa paura la morte. A 20 anni non ci pensavo ora sì. Non dico tutti i giorni, altrimenti mi romperei le scatole, è che mi dispiace togliermi dalle balle perché mi diverto ancora».
Dove trascorrerà le vacanze?
«Forte dei Marmi e Marina di Pietrasanta sono i miei posti del cuore, non potrei ricaricarmi senza».
Prossimi impegni in tv?
«In autunno torno in prima serata con un programma nuovissimo che si chiama Buy it Now sul Nove accanto a Giorgio Mastrota e Stefano D’Onghia mentre da ottobre sarò ancora al tavolo di Che Tempo che fa da Fabio: lì mi diverto da morire, anche quando siamo un po’ cialtroni!».