La Stampa, 4 luglio 2026
La Russa difende Meloni e critica Vannacci
«Chi conosce Meloni sa che tutto fa eccetto che supplicare qualcuno, forse la Madonna può supplicare a volte, ma un uomo mai». Ignazio La Russa liquida così, con una battuta, la tensione esplosa tra la premier e Donald Trump. Intervenendo a “Mediterraneo d’Autore”, da Pantelleria, il presidente del Senato non si limita però a ridimensionare la furia del tycoon contro l’ex prediletta, ma si concentra soprattutto sul piano interno. Rispondendo a Myrta Merlino allontana, ad esempio, le voci che lo vorrebbero tra gli esponenti della destra papabili per il Colle nel 2029: «Non mi piacerebbe fare il presidente della Repubblica, ora faccio il presidente del Senato e ho i miei spazi» dice, riaffermando la sua interpretazione ampiamente politica del ruolo. «Il presidente del Senato non è al di sopra delle parti – spiega – Fanfani riuniva la corrente democristiana a Palazzo Madama, Grasso ha fondato un partito, Fini e Casini facevano politica da presidenti della Camera». Il discorso vira poi sulla legge elettorale («Vogliamo le preferenze, ma anche una legge per evitare il pareggio, vogliamo o vincere o stare all’opposizione») e sugli equilibri del centrodestra. Il passaggio più politico, riguarda infatti Roberto Vannacci e il perimetro della destra: «Non è la destra che vogliamo noi» scandisce La Russa. Tanto che, dopo aver affermato di essere «rabbrividito» per le affermazioni sul femminicidio del generale, il co-fondatore di FdI lo allontana: «Noi lo escludiamo e credo che alla fine lo escluderemo, siamo molto coerenti». Anche perché, osserva riprendendo alcune riflessioni attribuite a Matteo Renzi, Vannacci «può servire a far perdere a Meloni e al centrodestra le elezioni».