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 2026  luglio 05 Domenica calendario

La Turchia chiude i porti alla crociera Lgbtq+

Doveva essere una settimana di festa, musica e libertà nel Mediterraneo. Una crociera pensata come una grande celebrazione internazionale della comunità Lgbtq+, tra concerti, spettacoli di Broadway, escursioni e quasi duemila passeggeri arrivati da quattro continenti. Invece, a pochi giorni dalla partenza, il viaggio si è trasformato in un caso politico.
La nave è già pronta a salpare da Atene verso Venezia. A bordo della Scarlet Lady di Virgin Voyages ci sono circa 1.900 passeggeri, oltre 1.100 dei quali statunitensi, insieme a turisti provenienti da Regno Unito, Canada e Australia. L’itinerario, programmato da oltre un anno, prevedeva due tappe in Turchia: Kuşadasi e Istanbul. Ma quei porti, improvvisamente, si sono chiusi. Non per ragioni di sicurezza, né per una crisi diplomatica o militare, ma per le persone che viaggiano sulla nave.
Il comunicato: “Comportamenti non in linea con i nostri valori”
La motivazione ufficiale delle autorità turche è stata esplicita. In un comunicato diffuso dal governatorato della provincia di Aydın, dove si trova il porto di Kuşadası, si afferma che la nave è stata noleggiata da gruppi “noti per comportamenti incompatibili con il tessuto della nostra società e con i nostri valori morali”. Il testo aggiunge che non esiste “alcuna possibilità” di autorizzare la visita prevista per il prossimo 7 luglio. “È la prima volta che accade”, spiega Rich Campbell, amministratore delegato di Atlantis Events, il più grande operatore mondiale di crociere e vacanze dedicate alla comunità Lgbtq+. In 36 anni di attività e oltre 150 viaggi organizzati in tutto il mondo, racconta il manager, la società non aveva mai ricevuto un divieto motivato esplicitamente dall’identità dei propri clienti. “Ci è stato detto chiaramente che non possiamo attraccare per via di chi sono i nostri passeggeri”, ha spiegato.
Un dettaglio non da poco. Atlantis aveva già organizzato crociere con scalo in Turchia negli anni passati senza incontrare ostacoli. Così come fino a tre anni fa le strade di Istanbul si riempivano di migliaia di persone che senza nascondersi sfilavano per il Pride. Orgoglio che oggi non trova più spazio nel Paese.
La crociera “Athens to Venice” era in preparazione da più di un anno e, secondo quanto riferito dagli organizzatori al Washington Post, i primi segnali di difficoltà sarebbero arrivati soltanto una settimana fa. Fino al divieto definitivo, comunicato all’ultimo minuto.
Il cambio di itinerario e le proteste
La decisione di Ankara ha costretto gli organizzatori a ridisegnare in poche ore un itinerario costruito per mesi. Al posto della costa turca, la Scarlet Lady farà ora tappa al Cairo e nell’isola greca di Creta. Ma il cambio di rotta non è bastato a spegnere la polemica. Anche perché a bordo non ci sono soltanto turisti. Tra gli ospiti più attesi della traversata c’è Patti LuPone, leggenda di Broadway e vincitrice di tre Tony Awards, che avrebbe dovuto esibirsi durante il viaggio. La sua reazione, affidata ai social, ha fatto da catalizzatore al disagio di tanti passeggeri. “Una nave piena di uomini gay. E io. Esclusi dalla Turchia semplicemente per chi siamo”, ha scritto l’attrice, definendosi “furiosa”, ma confermando che prenderà comunque parte alla crociera.
Per le associazioni che si occupano di diritti civili, il caso della Scarlet Lady non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in un contesto politico più ampio. Negli ultimi anni, il governo turco ha progressivamente irrigidito la propria posizione nei confronti della comunità Lgbtq+, vietando sistematicamente le manifestazioni del Pride. Lo ha fatto utilizzando sempre più spesso la retorica della difesa della famiglia tradizionale e dei valori morali nazionali. La decisione del governatorato di Aydın arriva, inoltre, dopo giorni di mobilitazione sui social network da parte di ambienti conservatori e nazionalisti che chiedevano al governo di impedire l’arrivo della nave. Una pressione pubblica che, secondo diversi osservatori, avrebbe contribuito ad accelerare il provvedimento.
Le ricadute economiche della decisione
Ma lontano dalle polemiche politiche c’è anche chi guarda alla vicenda da un altro punto di vista. Numerosi operatori turistici locali, infatti, avrebbero criticato la scelta delle autorità, sostenendo che Kuşadası, già alle prese con la crescente concorrenza delle destinazioni greche e spagnole, difficilmente può permettersi di rinunciare a quasi duemila turisti benestanti. Per Atlantis Events, la questione va ben oltre la modifica di un itinerario. Per la Turchia, probabilmente, anche. Rendendo sempre più labile il confine tra il diritto di uno Stato di decidere chi accogliere e la possibilità che l’identità di una persona diventi, da sola, un motivo sufficiente per chiudere un porto.