la Repubblica, 5 luglio 2026
Sono italoamericani i fuochi d’artificio della discordia per l’anniversario Usa del 4 luglio
C’era anche un po’ di Italia, ieri sera, nelle celebrazioni per il duecentocinquantesimo compleanno degli Stati Uniti. E non poteva mancare, visto il contributo assai visibile che il nostro paese ha dato alla costruzione dell’esperimento americano. Il problema è che ha generato un po’ di polemiche, perché si trattava dei fuochi d’artificio, considerati pericolosi per l’inquinamento dal National Park Service.
Dopo il discorso del presidente Trump, in programma c’era lo spettacolo pirotecnico. Come tutto quello che lo riguarda, doveva essere il più grande della storia, il record di sempre. A questo scopo erano stati preparati 850.000 fuochi da lanciare in 10 siti diversi per circa 40 minuti. La compagnia incaricata del lavoro era la Pyrotecnico della Pennsylvania, che ha 136 anni di storia e affonda le radici in Italia. Nello specifico il paese di Pietramelara, in provincia di Caserta, non lontano da Napoli, dove Constantino Vitale aveva avviato l’attività. Non è strano, per la verità, perché anche i grandi fuochi d’artifico in molte altre città hanno le origini nel nostro paese, inclusi quelli preparati dai concorrenti della Zambelli Fireworks.
Il problema, secondo il Washington Post, è che il National Park Service temeva per gli effetti di queste grandi esplosioni prolungate sulla salute del pubblico. Secondo un documento interno dell’agenzia ottenuto dal giornale della capitale, la combustione genera molte particelle chiamate PM 2.5, così piccole da «penetrare nel cuore e i polmoni, causando irritazione, e in alcuni casi asma e altre malattie». Lo scenario più probabile prevedeva la creazione tra 600 e 1.200 microgrammi di PM 2.5 per metro cubo nella zona del Mall, ma il peggiore ne minacciava 2.000 microgrammi. Trump ha voluto i fuochi, ma i medici hanno raccomandato l’uso di maschere N95 a chi è andato a guardarli.