la Repubblica, 4 luglio 2026
I misteri dell’attentatrice di Monaco, Anastasiia Berezovska
Le autorità monegasche la cercano per “tentati assassinii, deposito con intento criminale sulla pubblica via di un ordigno esplosivo, associazione per delinquere”. Per adesso nessuno a Montecarlo vuole ancora pronunciare la parola “terrorismo”.
Originaria della regione di Luhansk, rifugiata in Germania dall’inizio della guerra, Anastasiia Berezovska ha un profilo sufficientemente ambiguo e abbastanza opaco da prestarsi a più ipotesi nel movente dell’agguato contro Vadim Ermolaev, la compagna e il figlio. Potrebbe essere stata reclutata per un’operazione clandestina di matrice politica contro l’oligarca di Dnipro, finito nella lista nera del governo di Kiev perché accusato di aver continuato a fare affari con i russi in Crimea. Ma potrebbe anche essere stata ingaggiata da qualche rete criminale per un regolamento di conti legato agli affari dell’imprenditore.
Il procuratore aggiunto di Monaco, Morgan Raymon, insiste sul fatto che l’inchiesta non si limita più solo all’identificazione della presunta esecutrice, che per qualche ora ha depistato le indagini con il suo travestimento, ma si allarga «all’eventuale esistenza di complici e mandanti». La relativa sofisticazione dell’ordigno usato al Sun’s Palace e il modus operandi sembrano indicare, ha spiegato il procuratore, che Berezovska «non abbia agito da sola». La donna disponeva anche di mezzi finanziari. Ha trascorso almeno quindici giorni nel Principato, affittando una casa vacanze non lontana dal luogo dove stava preparando l’attentato.
Secondo alcuni media, Berezovska avrebbe avuto contatti con ambienti della criminalità organizzata in Germania, pur non essendo mai stata segnalata per qualche reato alle autorità tedesche. La natura stessa delle attività dell’oligarca, tra vendita clandestina di alcolici, business in Crimea e call center accusati di truffe, apre all’ipotesi di una missione punitiva ordinata da qualche rete mafiosa rivale. La “donna del serpente”, dal tatuaggio visibile sul braccio nelle foto diffuse dall’Interpol, potrebbe essere stata ingaggiata al servizio di un boss nemico.
Gli inquirenti si muovono con estrema prudenza. Anche quando in Italia è arrivata l’allerta dalla Francia sull’automobile con targa tedesca usata da Berezovska, dopo la fuga da Beausoleil verso Ventimiglia, non è stato chiesto il coinvolgimento dell’antiterrorismo. L’inchiesta non viene trattata ufficialmente come un caso di ingerenza di uno Stato straniero, che si tratti dell’Ucraina o della Russia. Anche in Francia la procura nazionale antiterrorismo non ha aperto un fascicolo. In questi anni l’antiterrorismo di Parigi ha sviluppato una certa esperienza di casi di ingerenza straniera attribuiti soprattutto alla Russia, dalle stelle di David rosse comparse sui muri di Parigi alle false bare di soldati ucraini deposte sotto la Tour Eiffel.
La presenza di Ermolaev nella lista nera di Kiev, insieme ad altri nomi di quel “Battaglione Monaco” di esuli ucraini nel Principato, ha fatto immaginare una vendetta sotto la regia del servizio di sicurezza ucraino, lo Sbu. Negli ultimi anni Kiev ha lasciato filtrare, e in alcuni casi rivendicato attraverso fonti anonime, operazioni mirate contro figure russe o filorusse. E proprio in Germania è stato incriminato un cittadino ucraino, arrestato in Italia l’anno scorso, accusato di aver coordinato il commando che nel 2022 fece esplodere le condotte del gasdotto Nord Stream. Secondo i procuratori tedeschi, l’operazione sarebbe stata compiuta per conto di entità statali ucraine. L’ipotesi di un’ingerenza straniera di Kiev nel Principato resta ancora molto teorica, ma se confermata potrebbe creare un caso diplomatico per Emmanuel Macron che rivedrà presto Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino sarà di nuovo in Francia per la parata del 14 luglio a cui saranno invitati anche i vari Paesi della coalizione dei Volenterosi, tra cui l’Italia.