corriere.it, 5 luglio 2026
Non era Itaca il regno di Ulisse nell’Odissea
I meno soddisfatti saranno gli abitanti di Itaca. Ma la serietà e la robustezza degli argomenti scientifici lasciano pochi dubbi. Non era Itaca e non era neppure un’isola il regno di Ulisse, punto focale dell’Odissea di Omero, mitico luogo dell’anima e metafora immortale del ritorno a casa. Ci sono voluti venticinque anni per stabilirlo, ma una ricerca che verrà pubblicata la prossima settimana proprio alla vigilia dell’uscita di Odyssey, il nuovo film di Christopher Nolan, afferma che il posto cantato dal poeta greco è in realtà la penisola di Paliki, nella parte occidentale di Cefalonia.
Tutto è cominciato una sera di un quarto di secolo fa alla Cambridge University, quando un imprenditore finanziario, Robert Bittlestone, che aveva studiato economia nell’ateneo britannico, si ritrovò a cena seduto accanto a James Diggle, stimato professore di greco e latino, col quale discussero a lungo dei poemi di Omero.
Passò un anno, prima che Bittlestone contattasse di nuovo il docente, dicendogli che voleva esplorare e verificare con lui una nuova ipotesi geografica sull’Odissea. «Dio mio, pensai, sarà un’altra idea strampalata», ha detto Diggle al Sunday Times di Londra che per primo ha pubblicato la notizia. Ma siccome l’imprenditore era molto generoso con la Classical Society del Queens’ College, l’accademico, che oggi ha 82 anni, acconsentì ad ascoltarlo. Passarono insieme un intero pomeriggio e una sera fino a mezzanotte. Al mattino dopo, Diggle era stato conquistato: «Ci ho dormito sopra e penso che sia molto brillante, dobbiamo andare avanti», gli scrisse in una mail.
Cosa gli aveva spiegato Bittlestone? Che le dettagliate indicazioni geografiche date da Omero nell’Odissea non corrispondono alla moderna Itaca. Per esempio, il poeta dice che è la più occidentale di tre isole e quella più in mare aperto. Ma Itaca è la più vicina al territorio continentale della Grecia e quella più a Est. Ancora, Omero parla di un’isola piatta, mentre Itaca è montagnosa.
Invece, la penisola di Paliki corrisponde meglio alla descrizione: guarda il mare, è quella più a Ovest, è pianeggiante. Il ragionamento di Bittlestone cadeva però su un punto cruciale: Paliki è una penisola mentre tutti sanno da sempre che quella di Ulisse è un’isola. Ma era proprio così?
All’inizio l’imprenditore formulò un’ipotesi ardita: nell’Età del Bronzo, cioè intorno al 1200 a.C, Paliki era separata dal resto di Cefalonia da un braccio di mare. Poi però un terremoto (Cefalonia sorge su due placche tettoniche) avrebbe provocato diverse frane e il canale si sarebbe interrato, trasformando l’isola in una penisola. Bisognava però provarlo e, mai a corto di conoscenze nel mondo accademico, Bittlestone si rivolse a un geologo, John Underhill, che oggi dirige il Center for Energy Transition nell’Università di Aberdeen, in Scozia. Anche lui si convinse che era il caso di indagare scientificamente l’ipotesi. Era il 2007 e i due negoziarono un contratto da 850 mila euro (sborsati interamente dal finanziere) con un’azienda olandese specializzata in geologia e ingegneristica. Andò male, i dati scientifici conclusero infatti che forse un canale marino era esistito 400 mila anni prima ma di sicuro non ce n’era uno nel 1200 a.C., cioè all’epoca delle guerre troiane.
Bittlestone non si scoraggiò, tornò al testo omerico e grazie all’aiuto di Diggle scoprì che in verità, Omero nell’Odissea non parla mai di isola. Nessuno ci aveva pensato prima: il poeta non usa infatti la parola greca nesos, isola, ma si riferisce al regno di Ulisse ora come gaia (terra) ora come patris gaia (terra nativa) ora come demos (luogo, terreno o comunità). Diggle ha notato anche che Omero avrebbe potuto usare nesos senza problemi per la metrica, ma invece usa spesso demos. La ricerca è stata lodata anche dall’attore e scrittore Stephen Fry, autore di un libro sul mito di Odisseo, che l’ha definita «scrupolosa» e «impeccabile».
Purtroppo, Robert Bittlestone non ci sarà a gustarsi il definito riconoscimento della sua incredibile scoperta, che letteralmente riscrive un mito. È morto nel 2015. «Sarebbe stato felice – ha detto il professor Diggle – ora siamo certi di sapere la soluzione anche se ci vorrà tempo perché la comunità classica e il mondo la assimilino». Nel frattempo, continueremo a cantare con Lucio Dalla: «Itaca, Itaca, Itaca/la mia casa ce l’ho solo là/Itaca, Itaca, Itaca/ ed a casa io voglio tornare/dal mare, dal mare/dal mare».