corriere.it, 5 luglio 2026
I 126 «fedelissimi» di Sánchez indagati o condannati
La lista degli indagati è lunga e tocca almeno 26 alte cariche pubbliche, ancora in ruolo o «dimissionate». Come l’ex ministro dei Trasporti ed ex braccio destro del premier, José Luis Ábalos, e il suo assistente Koldo Garcia, condannati rispettivamente a 24 e 19 anni di carcere nel «caso Mascherine» per i reati di criminalità organizzata, corruzione, traffico di influenze e appropriazione indebita.
O come l’ex premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero, mentore di Sánchez, che governò la Spagna tra il 2004 e il 2011 e oggi è il protagonista dello scandalo Plus Ultra, la compagnia aerea low-cost salvata con fondi pubblici durante la pandemia e dietro cui sarebbe ruotata una galassia di tangenti e riciclaggio che arriva fino al Venezuela. Zapatero è accusato di essere al centro di un network criminale che complessivamente avrebbe sviato denaro pubblico per oltre 2 milioni di euro.
Potenzialmente più dirompenti sono le indagini ancora in corso su Santos Cerdán, ex Segretario organizzativo del Psoe e quindi ex numero tre del partito, figura chiave attorno a cui ruotano molti degli scandali che oggi assediano il premier socialista. I due erano amici, addirittura «confidenti» secondo alcune fonti. Da quando sono emerse però le registrazioni che hanno inchiodato Cerdán sul «caso Mascherine» – ovvero, l’assegnazione di contratti pubblici gonfiati durante la pandemia di COVID-19 – il premier ha preso velocemente le distanze. Eppure proprio Cerdán, il Rasputin della Moncloa, era stato l’archittetto politico della rinascita di Sánchez nel 2017 e poi dell’accordo con i separatisti catalani e baschi che gli aveva permesso di mantenere la premiership nel 2023.
L’astuto e raffinato stratega nel giugno 2025 è stato arrestato e rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Soto del Real, accusato di corruzione, associazione a delinquere e traffico di influenze. È rimasto dietro le sbarre 142 giorni, prima di ottenere la libertà provvisoria. «Sono vittima di una persecuzione politica», ripete. Ma di recente è tornato al centro delle cronache giudiziarie per i presunti dossieraggi contro magistrati e agenti di polizia che indagavano sui familiari e sul «circolo magico» di Sánchez.
E qui veniamo al caso più discusso, nonché a quello più politico e meno corroborato da prove: l’incriminazione della moglie di Sánchez, Begoña Gómez, da tempo nel mirino del giudice conservatore Juan Carlos Peinado per presunti «favori» ottenuti mentre dirigeva una cattedra universitaria a Madrid. Rinviata a giudizio per quattro reati di corruzione, tra cui appropriazione indebita e traffico di influenze, la «first lady» è stata privata del passaporto ed è obbligata ogni due settimane a recarsi in tribunale per firmare un registro che certifichi la sua permanenza in Spagna. L’indagine è partita da una denuncia presentata dal para-sindacato di estrema destra Manos Limpias.
È già in corso invece il processo contro il fratello minore del premier, David Sánchez, musicista e direttore d’orchestra, accusato di traffico di influenze e presunte irregolarità fiscali: nel suo caso, il sospetto è che sia stato creato apposta per lui un impiego pubblico – responsabile dei conservatori della provincia di Badajoz, in Estremadura, e in seguito capo dell’Ufficio provinciale per le Belle Arti – soltanto grazie alla sua parentela illustre. Anche in questo caso, il procedimento parte da una denuncia presentata dal para-sindacato Manos Limpias, molto vicino al partito di estrema destra Vox.
Per sviare gli «scandali familiari», secondo il giudice Santiago Pedraz, vicino alla sinistra, sarebbe stata ordita una «trama intimidatoria» dai più stretti collaboratori del premier per destabilizzare i capi della Guardia Civil e i magistrati considerati ostili. Al centro di questa indagine c’è la giornalista ed ex consigliera comunale del Psoe in un paesotto della Cantabria, Leire Díez detta «l’idraulica», che sotto la direzione di Santos Cerdán, allora Segretario organizzativo del Psoe, avrebbe incontrato imprenditori e poliziotti per ottenere dati compromettenti, ma avrebbe anche elargito favori e mazzette per corrompere testimoni scomodi o raccogliere informazioni sensibili.
L’obiettivo, sostengono gli inquirenti, era screditare la Guardia Civil, ma anche magistrati e pubblici ministeri che indagavano appunto il circolo magico del potere socialista. Coinvolti nell’indagine, oltre a Cerdán e Díez, anche diversi «pezzi grossi» del Partito socialista spagnolo, come Ana Maria Fuente, gerente nazionale del Psoe, nonchè la direttrice e il direttore operativo della stessa Guardia Civil.
Il Partito popolare, ora all’opposizione, non è certo immune dagli scandali giudiziari. Il più grave in passato è stato il caso Gürtel, a conferma che «il potere corrompe chi ce l’ha», che portò alla caduta del governo di Mariano Rajoy, con un voto di sfiducia parlamentare, il 1º giugno 2018.
E oggi uno scandalo del fronte progressista si intreccia al sospetto di nuovi episodi di corruzione che lambiscono una «baronessa» dell’opposizione, ovvero il caso di Álvaro García Ortiz, ex Procuratore generale dello Stato, molto vicino al Psoe, condannato a due anni di interdizione nel novembre dello scorso anno dalla Corte Suprema per il reato di rivelazione di segreti d’ufficio. Il processo ha avuto origine da una causa intentata da Alberto González Amador – compagno di Isabel Díaz Ayuso, la potente Presidente della Comunità di Madrid, a causa della diffusione di dati e email riservati riguardanti il suo processo per reati fiscali.
Secondo un rapporto dell’Agenzia delle Entrate spagnola, Amador ha fatturato 4,4 milioni di euro al gigante ospedaliero privato Quirón Prevención, che ha vinto diversi appalti pubblici con la Comunidad di Madrid, nel corso dei suoi primi tre anni di relazione con la leader politica.
La Procura della Corte Suprema si è espressa a favore della concessione di una grazia parziale a García Ortiz per estinguere la parte restante della sua interdizione dall’esercizio della professione. Il pubblico ministero sostiene che le sue azioni non siano state motivate da tornaconto personale, bensì dalla volontà di contrastare la disinformazione e tutelare la reputazione della Procura stessa. L’opposizione lo accusa di aver voluto «fare il gioco» del Partito socialista per colpire indirettamente la governatrice di Madrid.