corriere.it, 4 luglio 2026
Putin s’inventa una battaglia vinta e un fiume in Ucraina
Nel film Wag the Dog, geniale satira politica con Dustin Hoffman e Robert De Niro, un presidente americano si inventa una finta guerra in Albania per distrarre media e pubblico dai suoi guai personali. Anche lui in mezzo a guai che lo riguardano insieme a tutta la Russia, Vladimir Putin fa il contrario. Visto che non può inventarsi la guerra – viva, presente e sempre più mortifera per i suoi soldati – lo Zar si è inventato una località per raccontare l’ennesima bugia. In un’intervista con l’emittente statale Vesti, il capo del Cremlino ha dichiarato che un raggruppamento di 5 mila soldati ucraini stava per essere circondato dai russi sul fiume Stary Oskol: «Sono bloccati contro la riva sinistra», ha detto. Allo stesso momento, secondo Putin, la 144ª divisione ha iniziato l’accerchiamento finale di Rubtsi, villaggio di 350 anime nel Donetsk.
Una cosa, tuttavia non funziona nel bollettino putiniano: il fiume Stary Oskol non esiste. A questo nome, infatti, sulla carta dell’Ucraina corrisponde non un corso d’acqua ma un villaggio nella regione di Belgorod. Certo, come fiume ci sarebbe l’Oskol, ma attraversa la regione di Kharkiv, il che rende la dichiarazione ancora più confusa. Anche perché, secondo l’Institute for the Study of War, non ci sarebbe «alcuna indicazione che le forze russe stiano per circondare unità ucraine» nell’area di Kharkiv, tantomeno che si stiano avvicinando al fiume Oskol.
C’è un salto di qualità nella retorica di Putin: non più la propaganda tradizionale, ma quella che lo storico Ian Garner definisce la «slopaganda», cioè una valanga di racconti contradditori, approssimamativi o falsi che alla fine si ipostatizzano. Viene da pensare al grande Josif Brodskij, secondo il quale alla metà dell’Ottocento «la letteratura russa a furia di inseguire la realtà la raggiunse». Più di un secolo e mezzo dopo, quella di Putin purtroppo non è letteratura, ma una narrazione che sostituisce e supera il reale con conseguenze mortali. Anche perché forse il primo a crederci è proprio lui, chiuso nella bolla del Cremlino e convinto che la vittoria sia a un passo.