Corriere della Sera, 5 luglio 2026
Intervista a Giovanni Macrì
È più dannosa una caramella o un tiramisù?
«La caramella, perché la sciogli in bocca per diversi minuti. Lo zucchero è tanto più pericoloso quanto più a lungo viene esposto alla superficie dei denti».
Sulla poltrona bianca di Giovanni Macrì, medico odontoiatra di 67 anni, si sono seduti esponenti di Prima e Seconda Repubblica, calciatori, attrici, cantanti, conduttori, artisti. Ronaldo, per dire, quello vero, fece bloccare il traffico in via Manzoni a Milano, dietro allo studio del dentista, tanta era la calca di tifosi che lo avevano intercettato.
Ma in principio fu Katia Ricciarelli.
«In realtà fu lo scrittore Tiberio Fusco. Mi ero appena laureato in medicina, facevo la guardia medica alla Cattolica e seguivo la specializzazione in Odontoiatria. Fusco era ipocondriaco cronico, ogni giorno ne aveva una: diventammo amici così».
Cosa c’entra con il lavoro?
«C’entra. Perché lui era il nipote di Ciriaco De Mita, il fratello del quale, Enrico, era consigliere regionale in Lombardia. Un giorno prese una broncopolmonite fortissima e lo curai io, tramite Tiberio. Lo zio rimase così impressionato, che poi mi chiese di curare anche sua madre ad Avellino. Cominciò così il primo passaparola che mi avrebbe portato a partecipare a diversi programmi televisivi in Rai».
La prima paziente illustre nel mondo dello spettacolo, però, fu Katia Ricciarelli.
«Katia la conobbi da melomane, quando viaggiava con Rolls e autista. Con mio fratello Giuseppe e un altro amico, già da ragazzetti la seguivamo ovunque, anche all’estero. Finché un giorno, nel 1979, premiò la nostra perseveranza e ci ammise nel suo camerino. Ai tempi stava con Carreras».
Finì sotto i suoi ferri per via di Pippo Baudo.
«Dovevano sposarsi e siccome lei sapeva che nel frattempo mi ero specializzato in odontoiatria, mi chiese di aiutarla ad avere un bellissimo sorriso».
Una grande responsabilità!
«Sì, infatti valutai di chiedere una consulenza a colleghi più esperti. Però poi mi dissi che se lei aveva riposto fiducia in me, non potevo non farlo io. Avevo un piccolo studio a Castelli Calepio, tra Brescia e Bergamo. Per trattare Katia con le dovute attenzioni, per andare a prenderla mi feci prestare l’auto dal marito della mia infermiera, una Lancia Prisma. Peccato che una ruota si bucò e per non fermarmi a cambiarla rovinai il cerchione».
Dopo Katia, arrivò Pippo.
«Intanto io e gli altri due moschettieri, mio fratello e il nostro amico, fummo invitati alle loro nozze a Militello e ci fecero addirittura sedere nel tavolo degli sposi. Ricambiai al mio matrimonio, dove Pippo chiamò il primo applauso per me e mia moglie Cinzia».
Dopo la loro rottura come si attrezzò con la coppia?
«Ho mantenuto rapporti affettuosi con entrambi. Pippo ho continuato a curarlo nel tempo, anche a casa sua a Roma. Ci sentivamo tutte le settimane, era diventato una figura paterna per me».
Nel suo libro «Il Dottor Sorriso», scritto per Mondadori, racconta che nel primo studio milanese guadagnò 300 milioni di vecchie lire in 12 mesi.
«Eravamo nel pieno degli Anni ‘80 e condividevo lo studio con una contessa della Milano bene, pure lei dentista, che mi sfidò: “Se in un anno non metti via 300 milioni non sei un bravo dentista”».
È vero che fece acrobazie per non far incrociare Gino Strada e Matteo Salvini?
«Una volta ebbero mal di denti in contemporanea. In realtà fu una mia premura non farli incontrare: penso che nessuno dei due avrebbe battuto ciglio trovandosi lì».
Il più fifone?
«Piero Chiambretti supera tutti. All’inizio, tremava. Da dieci anni è migliorato».
Il cabarettista Paolo Rossi?
«Ritardatario cronico. Definì la mia assistente Daniela una “nazista bergamasca” perché lo rimproverava».
Nicole Minetti?
«Beh, può immaginare la soddisfazione di vedere l’igienista dentale del San Raffaele farsi curare i denti da me».
Ronaldo?
«Sono interista. Curare il Fenomeno è stata una delle emozioni più grandi della mia vita. Era il ‘98 e in breve sotto lo studio arrivarono i fotografi. I tifosi erano impazziti, formavano una coda sterminata. Devo ammettere che Ronaldo e Giacinto Facchetti sono i pazienti di cui sono più orgoglioso. Facchetti, poi, una volta mi allacciò i lacci delle scarpe».
Prego?
«Avevamo organizzato una partita benefica a Bergamo e mentre stavo per entrare in campo lui mi aiutò con le scarpe. Poi, scherzando, disse: “Ora, però, devi fare gol”. E io segnai, felicissimo!».
Ha sbiancato il dente nero di Cruciani.
«Molti gli avevano proposto di limare il dente e mettergli una faccetta o una corona. Io, invece, ho inserito sulla superficie ceramiche organiche che hanno risolto il problema».
Ha fatto tanta tv. A settembre riparte il programma «Cartellino rosa!» sul canale 60 del digitale terrestre.
«È un programma in cui a dire la loro sono le donne. Ho sempre amato lo sport, da quando facevo l’inviato con Katia Ricciarelli a Quelli che il calcio di Fazio: avevo convinto io Katia ad accettare».
È prof onorario in Cina.
«Anche in Bulgaria e in altri Paesi. Qualche settimana fa ho tenuto un seminario alla Statale di Milano sull’Odontoiatria Estetica del III Millennio».
È una mente creativa. Ha depositato diversi brevetti.
«Sono anche giornalista scientifico. Intanto ho elaborato la regola del 3 per 3».
Cosa vuol dire?
«Che per evitare le carie basta lavarsi i denti tre volte al giorno per tre minuti».
E l’app per scoprire i tumori della pelle?
«Quella ormai è superata dall’Intelligenza artificiale, ma l’idea di partenza era di mettere insieme centinaia di foto per una prima valutazione».
Un’invenzione mancata?
«Gli occhiali passepartout, nei quali puoi aggiungere o togliere le lenti a seconda di cosa stai facendo. Avevo contattato un famoso produttore di occhiali, ma mi ha risposto che il loro obiettivo è venderne più paia, non uno soltanto».
Ha investito nella ristorazione.
«Il mio locale di punta è in via Piero della Francesca a Milano. C’è anche un palcoscenico, il direttore artistico è Nico Colonna di Smemoranda».
Un progetto a cui tiene?
«Il martedì del sorriso. Voglio aprire il mio studio a pazienti che non hanno l’Isee basso, ma che non sono nemmeno benestanti: la vecchia classe media scomparsa. Per loro farò prezzi calmierati».
Quando andrà in pensione a cosa si dedicherà?
«Pensione? Ho ancora molto da fare!».
Per esempio cosa?
«Nel prossimo decennio voglio dedicarmi all’odontoiatria geriatrica. Arrivano novantenni che mi chiedono gli impianti, ma per curarli bisogna avere un approccio globale, perché in tarda età si assumono farmaci particolari, non si può improvvisare».
Ha tre figli: hanno seguito le sue orme?
«Saverio è penalista, e si occupa molto dei diritti delle donne. Luigi è medico e odontoiatra. Lorenzo dentista e giornalista sportivo».
L’intelligenza artificiale sostituirà il dentista?
«Sicuramente non nei prossimi decenni. Per adesso ci aiuta a prendere le impronte con più precisione».