Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  luglio 05 Domenica calendario

Al congresso dell’AfD aria di vittoria. Fuori protestano a migliaia

Quello che funziona, che più scalda la platea sono le vecchie parole d’ordine. «Chiuderemo le frontiere, espelleremo i criminali. Non hanno nulla da fare in Germania», grida Alice Weidel, e i delegati scattano in piedi applaudendo in modo fragoroso: ha colpito al cuore. Poco dopo la incoronano. Si è presa il partito con l’83% dei sì, un signor risultato (l’altro co-presidente Tino Chrupalla fermo al 70%), ha piazzato ovunque i suoi uomini. È il congresso che inizia le otto settimane d’avvicinamento al potere, le più importanti della storia di Alternative für Deutschland: perché il partito sotto osservazione in quanto estremista – e forse anti-costituzionale – che potrebbe ancora essere bandito dai giudici, si appresta a vincere un’elezione. Nella piccola Sassonia-Anhalt, il Land più povero della Germania, e perfino a governare.
Era la prova generale. Per il partito, una messa a punto. E per tutti quelli che l’AfD la vorrebbero bandita, che non l’accettano e comunque la contestano, una gigantesca chiamata a resistere. Due Germanie inconciliabili. I primi dentro, gli altri fuori: 600 delegati contro 30mila attivisti.
Sennonché, stavolta, la polizia ha fatto le cose per bene, l’AfD era protetta come neanche un G7. Alla fiera di Erfurt si arrivava solo a piedi, 4,7 km dall’ultima fermata di tram, migliaia di agenti in tenuta da robocop, centinaia di motorette, perfino uno spazzaneve. E i deputati AfD? Tutti a dormire nell’albergo attaccato alla fiera. Quando alle 5 del mattino i manifestanti hanno cominciato con le Blockaden delle strade d’accesso, i deputati erano già dentro da mezz’ora: tirati in piedi alle 4.30 e scortati nella hall. «Chi vuole impedire la democrazia, stamattina ha dormito troppo a lungo», li canzona dal palco Tino Chrupalla. Nel linguaggio dell’AfD, tutto è rovesciato, gli anti-democratici sono gli altri. Per strategia e per metodo: perché chi teorizza la contro-rivoluzione, chi vuole distruggere il consenso liberal-democratico, deve invertire i poli e cambiare il senso anche alle parole. Un esempio? La data scelta: il 4 luglio 1926 a Weimar, cent’anni prima, Hitler in un congresso fondante per il Nsdap introdusse l’Hitlergrüss, il saluto nazista. Coincidenze? Assolutamente, dicono all’AfD: e se non ci credete, è perché siete prevenuti.
Dentro la fiera si respirava aria di vittoria, solo per essere riusciti ad aprire il congresso. Fuori, file e file di ragazzi divisi per fazzoletti: i gialli, i verdi, i fucsia. I sindacati, la Chiesa, le Omas gegen Rechts (nonne contro la destra), qualcuna con il girello: tribù diverse. Sui social va in loop la caccia a tre giornalisti di Apollo News, filo-destra; ma è una goccia in un mare colorato, di gente con il pranzo al sacco. La vera domanda per loro è: tutto questo sposta ancora qualcosa, frena l’AfD al 29%?
Nel fortino della fiera sono rilassati. «Vannacci? Fantastisch!», dice uno che lavora per gli europarlamentari. Tanti abiti blu da gran magazzino, da professionisti della politica; gli operai sembrano solo quelli addetti ai würstel della Turingia. Poche donne, vanno le trecce. Ma è un partito established, ufficiale: nessuno si sente più clandestino.
Sale sul palco Björn Höcke, l’ideologo radicale, usa metafore da guaritore. Quelli che protestano sono «anime ferite», occorre essere «psicologi»: «Dobbiamo far sdraiare una parte della nazione sul lettino e sottoporla a terapia», perché «la Germania si riconcili con sé stessa». Weidel è più pragmatica. Dice che è finito il tempo per Merz, che chiama «Vivaldi», «un virtuoso» nel cancellare le riforme. Il messaggio è: eccoci, siamo pronti a governare, toccherà a noi. A una tv profetizza: Merz non regge, nel 2027 si torna a votare. È il realismo di Weidel: i radicali, gli allievi di Höcke si scateneranno in Sassonia-Anhalt il 6 settembre. Hanno scritto un programma di 153 pagine, il più radicale visto in Germania da 80 anni. Alice fa un’altra corsa: verso Berlino. E pensa che le due direzioni non siano incompatibili.