Corriere della Sera, 5 luglio 2026
Preferenze, il muro bipartisan delle deputate
«Care colleghe, non votiamo l’introduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale». Termina così l’appello promosso da Deborah Bergamini, vicesegretaria di Forza Italia, e sottoscritto da cinque deputate: Elena Bonetti (Azione), Silvana Comaroli (Lega), Isabella De Monte (Forza Italia), Chiara Gribaudo (Partito Democratico), Luana Zanella (Alleanza Verdi e Sinistra). Il richiamo cade nel bel mezzo del confronto ancora aperto e per nulla risolto nel centrodestra sulla legge elettorale e in particolare, appunto, sull’introduzione delle preferenze.
Visto dalla maggioranza, l’appello sembra rivolto in particolare alle donne di Fratelli d’Italia, partito guidato dalla deputata (e leader della coalizione) Giorgia Meloni. E certifica, con una nuova motivazione di merito, ancora una volta il «no» di FI e Lega. Di converso, dall’opposizione, l’invito mette così il Pd di Elly Schlein in prima fila (con quelli di Calenda, Fratoianni e Bonelli), ma senza l’adesione di M5s e Italia Viva. Perché «no»? Si legge nel documento: «Nel Parlamento eletto con una legge che non prevede le preferenze, le donne sono il 34% degli eletti. Se si guardano le elezioni dei Consigli regionali, che sono la struttura più comparabile alle elezioni politiche e dove si vota invece con le preferenze, le consigliere restano ferme a circa un quarto degli eletti».
L’appello dice che «il voto di preferenza tende a penalizzare la rappresentanza femminile». In quanto premiano soprattutto la «forza delle reti personali, la disponibilità di risorse economiche, la notorietà costruita nel tempo». Condizioni che, sostengono le deputate, vedono troppo spesso le donne «partire da una posizione di svantaggio, o dipendere da reti di potere costruite da altri».
Così irrompe la questione di genere nella legge elettorale. Con questo invito che dovrebbe aprire un fronte inedito e trasversale affinché «le nuove regole favoriscano l’elezione di più donne», argomento mai utilizzato finora nei tavoli del centrodestra da Matteo Salvini e Antonio Tajani, ma neanche nei «contatti sotterranei» di queste settimane fra opposizione e maggioranza. Da qui l’invito alle colleghe «a riflettere» per fare massa critica, e blocco, su questo tema. «Nel tempo, le parlamentari hanno dimostrato in modo trasversale la capacità di costruire convergenze su battaglie fondamentali». Gli esempi citati: il contrasto al divario salariale, le politiche per la natalità e la demografia, il rafforzamento degli strumenti di prevenzione e il contrasto alla violenza contro le donne.
Questo lavoro comune ha prodotto «risultati concreti e un avanzamento della qualità del dibattito pubblico: non possiamo arretrare», si legge nell’appello.
L’esame della legge elettorale è slittato al 14 luglio quando approderà in Aula, alla Camera. In teoria FdI dovrebbe presentare un emendamento per l’introduzione delle preferenze. «Votiamo no in maniera solidale e compatta, facciamolo per noi stesse. Le Madri Costituenti, elette 21 su 556, non si sono battute perché solo alcune donne riuscissero a entrare nelle istituzioni, ma perché quelle istituzioni fossero rappresentate in pari misura dalle donne e dagli uomini. Quello stesso compito, ancora aperto, spetta oggi a noi».