Corriere della Sera, 5 luglio 2026
Auguri e appelli agli Usa dai leader del mondo
La ricorrenza del 4 luglio si è trasformata quest’anno nel palcoscenico per esercizi di diplomazia dei leader del mondo. Le celebrazioni per i 250 anni degli Stati Uniti hanno offerto al Quirinale l’occasione per blindare il legame transatlantico dopo le recenti turbolenze. Sergio Mattarella ha inviato a Donald Trump le «più calorose felicitazioni al popolo degli Stati Uniti, nostri amici» unite a un forte richiamo alla cooperazione, in un’epoca sconvolta da «sfide senza precedenti». «È essenziale che Washington e Roma, anche nel quadro dell’Alleanza Atlantica e attraverso la partecipazione alle Nazioni Unite e ad altri forum multilaterali, continuino a lavorare insieme per promuovere pace, sicurezza e prosperità» è l’appello lanciato dal capo dello Stato dopo le recenti tensioni tra il presidente Usa e la premier Giorgia Meloni sul dossier mediorientale.
Anche da altri leader globali non sono arrivati semplici auguri di rito: così il compleanno d’America si è trasformato in uno specchio delle relazioni internazionali. A dare il tono più sorprendente, il Cremlino. In un messaggio Vladimir Putin – che ha anche chiamato Trump per discutere del conflitto in Ucraina in vista del vertice in Turchia – ha blandito il «caro Donald» richiamandolo alla «responsabilità speciale nel mantenere la sicurezza e la stabilità internazionale» che Russia e Stati Uniti condividono in quanto «maggiori potenze nucleari del mondo», unite anche da radici storiche: lo «zar» ricorda che russi e americani hanno combattuto insieme per «liberare l’umanità dagli orrori del nazismo».
Sul fronte opposto, ma con la stessa urgenza diplomatica, anche Volodymyr Zelensky ha sentito Trump al telefono e ha affidato ai social un lungo ringraziamento per il sostegno Usa nel respingere l’aggressione russa. Il presidente di Kiev ha celebrato il trionfo dei «sogni delle persone libere sull’odio», auspicando che la cooperazione conduca a una pace duratura.
Auguri doppi da Buckingham Palace: in un post, la famiglia reale britannica ha diffuso immagini del viaggio compiuto da re Carlo III negli Usa ad aprile. Poi la dichiarazione del sovrano, in cui celebra la storia del rapporto tra i due Paesi come «un’evoluzione straordinaria, dal superamento del conflitto alla costruzione di una delle alleanze più strette e produttive mai viste al mondo». Un legame fondato su difesa della libertà e dello Stato di diritto. Un’enfasi democratica condivisa dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e dalla presidente della Commissione Ue von der Leyen, che ha ricordato il sacrificio comune nella difesa delle libertà occidentali. Nessuna parola da Emmanuel Macron che ha pubblicato una fotografia della Statua della Libertà donata dalla Francia, simbolo dell’amicizia franco-americana.
La storia del rapporto tra le nostre due nazioni è quella di una evoluzione straordina-ria
Dall’India il premier Narendra Modi ha definito l’amicizia tra New Delhi e Washington una «forza per il bene globale».