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 2026  luglio 04 Sabato calendario

Cgil-Cisl-Uil, il patto di Padova: «Uniti per il nuovo contratto»

All’indomani dell’abbraccio tra Giorgia Meloni e Pierpaolo Bombardieri al congresso Uil, i leader dei tre sindacati (Cgil, Cisl e Uil) scelgono di mettere da parte le divisioni politiche e di puntare sulla riforma delle relazioni industriali, incalzando Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali affinché si apra subito una trattativa per arrivare a un grande accordo sul modello contrattuale e sulla rappresentanza. Con due obiettivi, per i sindacati: aumentare i salari, far fuori i contratti pirata. È questo il senso della seconda giornata del congresso. Dal palco del palafiera sono intervenuti la segretaria della Cisl, Daniela Fumarola, e il segretario della Cgil, Maurizio Landini.
Due discorsi attesi, perché si pensava di assistere alla divaricazione del posizionamento dei tre sindacati nei confronti del governo Meloni, con Bombardieri che, proprio in questo congresso, ha costruito un rapporto solido con la premier, dopo anni nei quali aveva sposato la linea conflittuale di Landini. E invece né Fumarola né Landini hanno parlato di politica, ma si sono focalizzati sull’intesa che Cgil, Cisl e Uil, un po’ a sorpresa, hanno raggiunto il 17 giugno e inviato a Confindustria, Confcommercio e le altre associazioni. Landini, Fumarola e Bombardieri chiedono l’apertura immediata di una trattativa per arrivare a un «accordo quadro». «Noi siamo pronti. Da lunedì possiamo partire e continuare a oltranza», ha detto Bombardieri con accanto gli altri due leader. Un negoziato non-stop, che i sindacalisti vorrebbero si chiudesse in tempi rapidi. Si tratterebbe del nuovo quadro di relazioni industriali dopo il Patto per la Fabbrica del 2018. Che gli stessi sindacati puntano poi a far recepire dal governo in una legge di sostegno che darebbe validità erga omnes ai contratti firmati dai sindacati più rappresentativi, ovvero le stesse Cgil, Cisl e Uil.
Per i tre sindacati l’accordo è fondamentale per arrivare a un sistema che rafforzi il salario e il potere contrattuale. Il loro documento propone, tra le altre cose, una verifica ogni anno a giugno, degli eventuali scostamenti tra gli aumenti di retribuzione stabiliti dai contratti e l’inflazione, per definire eventuali recuperi in busta paga. Inoltre si propone l’estensione delle elezioni delle rappresentanze sindacali in ogni luogo di lavoro e una definizione puntuale del Tec, il trattamento economico complessivo, che dovrà fare da riferimento in ogni categoria, nel senso che nessun contratto potrà stabilire un Tec inferiore a quello dei contratti più rappresentativi: un criterio già recepito dal governo nel decreto legge del primo maggio ma che i sindacati vogliono rafforzare per evitare che, come ha detto Fumarola, attraverso il concetto ambiguo di «equivalenza», i contratti pirata cacciati dalla porta rientrino dalla finestra.
Ora la palla passa a Confindustria e alle altre associazioni. Per loro il problema principale da risolvere è come misurare la propria rappresentatività, visto che in diverse categorie finora le sigle si sono combattute per scipparsi reciprocamente gli associati. Ma non si tratta di ostacoli insormontabili. Un’intesa per certi versi storica sarebbe un bel risultato per Landini, che il prossimo anno lascerà la guida della Cgil, ma anche per il presidente della Confindustria, Emanuele Orsini. Poi l’ultima mossa toccherebbe a Meloni con la legge di sostegno. E anche per lei sarebbe un successo. Da vantare in campagna elettorale. Le premesse, insomma, ci sono. Ma serve il coraggio. Di tutti.