Corriere della Sera, 4 luglio 2026
Polemica in Francia per l’Ovidio censurato nelle scuole elementari
Fa riflettere un intervento, apparso su «Le Monde», del classicista della Sorbona Benjamin Demassieux, che esprime severe riserve su un’iniziativa del ministero francese dell’Educazione nazionale: si tratta di un’edizione delle Metamorfosi di Ovidio destinata ai bambini di dieci anni. L’opera è un gigantesco repertorio di simboli e miti in dodicimila esametri che, pensati in chiave scolastica, richiedevano una selezione drastica. La scelta è caduta su sei episodi: Eco e Narciso, Perseo e Medusa, Dedalo e Icaro, Filemone e Bauci, Orfeo ed Euridice, il re Mida. L’esperto contesta: non c’è un solo racconto che affronti uno dei temi centrali del poema e cioè il «raptus», il rapimento, lo stupro, la violenza contro i corpi, il possesso… Gli esempi sono numerosi: Plutone vs Proserpina, Apollo vs Dafne, Giove vs Callisto, Tereo vs Filomena… Insomma, tante buone intenzioni educative compromesse da un eccesso di scrupolo morale. In effetti, come insegna Vittorio Sermonti (che l’ha tradotta), l’opera di Ovidio contiene una trentina di stupri compiuti e altrettanti mancati, qualche caso di transessualità, tre incesti realizzati e due incesti non riusciti. Detto ciò, la domanda è: meglio di niente o meglio niente? Certo, se dovessimo proporre la Commedia preoccupati del politicamente corretto, Dante sarebbe spacciato (omofobo, maschilista, antisemita, antimusulmano, anti ecclesiastico, anti tutto). Ha dunque ragione il professore a dire che un «Ovidio moralizzato» è un’occasione persa? Non è detto. In fondo, per sperimentare la bellezza (la crudeltà e l’attualità) del mito antico basterà ai ragazzi sprofondare in Narciso, il fanciullo bellissimo che specchiandosi nell’acqua di un laghetto si innamora della propria immagine senza mai riuscire ad afferrarla. Ne morirà dando vita a un fiore. Non proprio rassicurante nell’epoca dell’iper narcisismo giovanile e adulto. Da distribuire anche ai genitori. Altro che politicamente corretto.